Se voglio andare a ballare a Roma della buona musica elettronica, dove vado? Mi sono posta spesso questa domanda nell’ultimo mese, momento in cui le porte della vita notturna romana si son riaperte pian pianino, cigolando, un po’ timorose.
Roma non rientra di certo tra i principali poli musicali italiani, prima di lei in classifica ce ne sono parecchie di città. A Torino la scena della musica elettronica è assai più sviluppata e sperimentata, soprattutto in ambienti underground. Milano, essendo il principale polo commerciale della penisola, chiama internazionalità, per questo è la meta principale dei grandi dj stranieri. A Firenze si organizzano festival degni di nota come il Decibel Open Air. Riccione ha le sue discoteche che sono istituzioni, prima fra tutte il Cocoricò. La lista continua con Napoli, Palermo, Bologna… e Roma?

Roma, bella e dormiente, resta lì nell’angoletto dello scenario della musica elettronica nazionale. Non è chiaro se il motivo sia l’umiltà, d’altronde ha tanti altri pregi di cui potersi accontentare, o se la pigrizia, dato che per ospitare grandi dj e metter su buone serate servono strutture e organizzazione, due parole difficilmente riconducibili alla nostra capitale.

Per quanto non sia ben piazzata nella classifica dell’elettronica nazionale, non è neanche da buttare via. Nonostante il Covid-19 abbia dato una mazzata fra capo e collo a diversi locali della scena romana (come il Goa Club di via Libetta di cui ancora un po’ si piange il lutto), molti altri hanno resistito e hanno scelto la via del rinnovamento. L’offerta, per quanto scarna, è anche varia, si possono trovare situazioni un po’ per tutti i gusti.

Spazio Novecento all’Eur è l’unico locale che si presta ad un respiro più internazionale. Negli ultimi mesi autunnali hanno suonato dj famosi come Chris Liebing, Marco Carola, Len Faki e Adam Beyer e in programma ce ne sono ancora parecchi: da Deborah de Luca il 15 gennaio ad Amelie Lens il 26 Febbraio.

Se si cerca qualcosa di più vicino al centro di Roma, relativamente meno oneroso a livello di costi e che richieda una minor organizzazione, si deve guardare ai locali in Via Libetta, a Ostiense. Qui si trovano serate di vario tipo e i locali nulla hanno a che fare con gli spazi imponenti e ampi di Spazio Novecento; la situazione è decisamente più underground. Mi sento di consigliare due club in particolare. Uno è il Circolo degli Illuminati, con due sale e un giardino esterno, pareti e pavimenti dal design molto particolare pensato dal duo di architetti Motore Fisico. Il club non ha un concept musicale definito, ma offre serate che spaziano dall’hip hop alla techno alla house fino alla musica più commerciale. Prima di recarvisi conviene infatti informarsi su chi suona per evitare di incappare in dj set che non incontrino affatto i propri gusti.

Il secondo locale della zona è il Rashõmon, anche qui ci sono due sale e un cortiletto, all’interno del quale spicca una lunga ciminiera industriale che entrando colpisce subito lo sguardo e dà l’impressione di essere in tutt’altro posto. Il club è molto scuro, essenziale, duro. Nel weekend l’area è invasa da suoni metallici e si va dalla techno alla dubstep alla D&B fino a raggiungere i bpm elevatissimi della tekno. È garantito a chi esce da lì di sentire le orecchie fischiare per ore. Come nella maggior parte dei club berlinesi, primo fra tutti il Berghain, all’entrata viene posto un adesivo sulla fotocamera del telefono perché non vengano scattate foto o girati video… quel che succede nel club deve restare nel club.

Più a nord, dentro Villa Ada, si trova Forte Antenne, uno dei 15 forti di Roma costruito a fine ‘800, i cui spazi agibili sono stati adibiti a serate musicali, di cui tantissime elettroniche. I generi qui sono vari, si passa dall’electro-swing alla techno alle jam session. Il valore aggiunto di questa location è la suggestività della struttura storica in cui prendono corpo i dj set.

Infine consiglio il Sanctuary Eco Retreat, in Via delle Terme di Traiano, zona San Giovanni. La location è molto particolare, il design è tra il tropicale e il tribale, inserito tra ruderi dell’antica Roma. Qui lo spazio esterno è molto ampio, quello interno meno, ma l’acustica è buona e i dj set variano molto a seconda delle serate, restando però sempre su un’impronta techno. Da un paio di settimane, il Sanctuary ha dato il via ad un nuovo progetto musicale e ogni domenica, dalle 18 alle 4 di mattina, ospita artisti di nicchia della scena internazionale; l’accesso è gratuito. Si tratta di un ciclo di dj set, il cui filo rosso è la sperimentazione musicale, nessun suono convenzionale. Il 21 novembre ha suonato Stavroz, quartetto di artisti dai suoni balcanici, ed è stato un bellissimo dj set.

In conclusione, a Roma, luoghi dove sfogare i propri desideri danzerecci ce ne sono, ma continuo a ritenere che sia necessario istituire un locale adatto ad ospitare dj della scena elettronica underground nazionale ed internazionale, che si rifaccia un po’ agli standard dei capannoni berlinesi o dei grandi locali di Barcellona. Serve uno spazio, simile a quello che era l’Ex Dogana a Scalo San Lorenzo prima di essere chiusa, una grande area con più sale, che non abbia pretese di eleganza, ma che resti sulle atmosfere scure delle serate di musica elettronica nord europee.

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