Mi  è arrivata direttamente dall’Austria (con furore) questa splendida bottiglia rosa, davvero un bel rosa confetto, almeno il tappo. Chi me l’ha portata, mi ha raccontato di aperitivi mirabolanti e schiere di ragazz* impazziti al sorso di questa bevanda chiamata Vintonic.

Ho osservato molto questa entità sul tavolo, e preso atto della sfrontatezza della sua etichetta in caratteri argentei e a rilievo, come a ricordarmi che anche il mio amato vino ha ceduto alla modernità di un compromesso.

Ecco, per natura non sono molto incline, ma ammetto che anche solo per confermare la mia opinione, posso cedere alla possibilità dell’assaggio. Per stare tranquilla, ho poi pensato bene di metterlo in frigo: ci tengo molto alle mie papille gustative. Il terrore di una sorta di zucchero liquido mi condiziona. Ora con tutta la tecnologia del mondo e non avendo un’abbattitore a portata di mano, un po’ di tempo deve pur passare.

Per cui che faccio nel frattempo? Leggo la posta, rispondo al telefono, continuo a lavorare su altri fronti. Concordo anche con il gatto che la zampa sulla tastiera non sia quello che serve per farsi notare. Insomma dai e dai è arrivata quell’ora fatidica in cui il sole si fa arancione e il richiamo di noccioline in compagnia di musica adeguata debba per forza trovare spazio.

Vado a cercare nel ghiaccio quel confetto travestito da bottiglia. Tappo a vite, aperto e via nel bicchiere, come il mitico Aperol, che merita molto di più che un riferimento (prossimo pezzo che scriverò). No, non ci sono riuscita a metterlo nel calice. Bacco sa quello che sto facendo ed approva, lo sento.

Pronti? L’ effervescenza dell’acqua tonica non é così potente e senza dubbio l’aromaticità della frutta è presente, mentre la parte amara è minima. E il vino? Leggero. È molto simile all’idea della Radler, praticamente una birra con l’aggiunta del succo di limone. 

Non nascondo che in qualche periodo della mia variegata esistenza, l’ho bevuta con piacere. 

I due giovanotti, che con la creazione di  Vintonic stanno facendo faville nei locali austriaci e non solo, sono Reinhard Mattes, enologo con cantina nella zona Weinviertel  e Thomas Voglsam, produttore di succhi di frutta biologici. Con il tempo se ne è aggiunto un terzo, Daniel Sailer, che visto il successo si occupa del marketing.

Bevendolo mi sono resa conto della duttilità che può avere nei vari cocktail o con l’aggiunta di frutta fresca. Spesso il successo del prodotto é una costruzione che non parte dalla storia, ma dall’intercettare una mancanza che si può modellare fino a creare una moda.

Sul web esiste anche un VinTonic club, dove si possono trovare consigli e le foto sono molto intriganti. Ora, io e Bacco, per quanto siamo aperti nell’esplorare vini e territori, non siamo sicuramente più in quell’età in cui scambiamo un calice di bollicine, magari prodotte da un metodo ancestrale o anche da metodo classico, con un mix sicuramente fatto bene senza domandarci perché. Peccato che la domanda sia già lì pronta, senza neanche andare troppo lontano: siamo forse invecchiati? 

Spirit Italia

San Candido (BZ)

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