Questa primavera segna un festival di particolare valore, Amatrice Live, rivolto alla rinascita di Amatrice. Un meraviglioso spirito alla base di questa iniziativa, per la direzione artistica di Valerio Santoro.

Ne parliamo con la sua organizzatrice, Elisabetta Nepitelli Alegiani.

Amatrice un paese che si impegna a rinascere: in questo senso come opera il festival che avete organizzato?
Amatrice è ancora un paese, un territorio, ferito. Sia la città che le frazioni che la circondano sono ancora, purtroppo, completamente da ricostruire. I residenti che hanno resistito sono nelle SAE, abitazioni provvisorie, da oltre cinque anni. E’ chiaro che potrebbe sembrare, agli occhi dei più, che ci siano urgenze maggiori di avere un teatro e organizzare spettacoli. Invece è proprio di questo, come di altri sostegni dello spirito e del cuore, che la popolazione ha bisogno. Centri di aggregazione, possibilità di incontro, occasioni di ritrovare ritmi e respiri più ampi. In quest’ottica abbiamo colto al volo, con il Comune di Amatrice, l’occasione di un Bando della Regione Lazio proprio dedicato alle attività di spettacolo per i territori del sisma 2016. Lo scorso anno abbiamo iniziato all’aperto e nello spazio dell’Area Food disegnata dall’Arch. Stefano Boeri, quest’anno abbiamo il nuovo Auditorium donato dalla Croce Rossa Italiana, grazie a raccolte fondi e donazioni. Certo, come spesso succede in Italia, lo spazio non è stato minimamente pensato per il teatro, ma noi stiamo facendo il possibile per portare spettacoli che non abbiamo necessità di montare scene o disegni luci particolari.

Una grande importanza pare quella data ai bambini: raccontaci come.
I bambini, come è immaginabile, sono quelli che stanno soffrendo di più degli effetti del sisma, a cui si sono poi aggiunti quelli della pandemia, ed ora, della guerra. Nulla è più stimolante di uno spettacolo teatrale per l’apertura, la crescita e, anche, l’elaborazione di lutti, paure, isolamento. Per questo ho voluto inserire, nella rassegna, degli spettacoli dedicati a loro. Ma sto cercando di organizzare anche dei veri e propri laboratori teatrali sia per i più piccini che per i ragazzi delle medie. Non è semplice far venire ad Amatrice, durante l’inverno, degli educatori con cadenza settimanale, per questo stiamo immaginando di formare gli insegnanti, in collaborazione con il Teatro Verde di Roma che ha decenni di esperienza, e di seguire con loro un percorso che faccia sperimentare direttamente ai più piccoli le virtù curatrici e rivitalizzanti del teatro.

Tra voi anche nomi significativi del panorama nazionale, quali?
Gli artisti che ho chiamato per questa rassegna si sono dimostrati tutti felici di venire ad Amatrice, e questo è certamente un bellissimo segnale. Quest’anno abbiamo già avuto la presenza di Marco Simeoli, con un suo bellissimo racconto sul negozio di musica della sua famiglia ‘Manca solo Mozart’, a fine maggio avremo Valerio Aprea con un suo famoso monologo tratto dal testo di Mattia Torre ‘Gola ed altri pezzi brevi’, a giugno Valentina De Giovanni con le canzoni di Gabriella Ferri, che già lo scorso anno ha avuto un altissimo gradimento, e le note comiche di Giovanni Scifoni con ‘Anche Santi hanno i brufoli‘.

Ci appare estremamente significativo anche il luogo dove si svolgerà: che storia ha? Come anticipavo saremo nel nuovo Auditorium donato lo scorso agosto alla città dalla Croce Rossa Italiana e realizzato tramite donazioni di Poste Italiane, Il Fatto Quotidiano, Associazione di cori “1000 voci per Ricominciare”, Associazione “Io ci sono”, Fondazione Alberto Sordi, Croce Rossa del Liechtenstein, Sprayforlife. E’ un luogo principalmente pensato per convegni e cinema, poco per il teatro, con spazi esterni che d’estate possono essere trasformati in cavea. E’ certamente una struttura molto utile come centro di aggregazione a cui, spero, seguirà l’impegno alla realizzazione di un teatro vero e proprio.

Il vostro comunicato stampa parla di tornare a definizioni come relazione e normalità: ci racconti il vostro punto di vista in merito.
Tutti noi possiamo immaginare cosa significa trovarsi dall’oggi al domani senza la propria casa, avendo perduto tutto e, maggiormente, le persone amate. Tutte le famiglie di Amatrice hanno subito lutti, questa è una ferita che non si rimarginerà mai. E’ vero, però, che la vita deve riprendere, che si deve continuare a tentare di ricostruire un tessuto urbano e sciale che porti tutti a ritrovare ritmi e abitudini e tradizioni che sono state brutalmente spazzati via in una notte. Il nostro è solo un piccolo tassello di un lavoro importante che è iniziato e che sta faticosamente progredendo. Ogni nuova gru che vedo sorgere nella zona rossa o nelle frazioni, ogni evento organizzato dalla Casa delle Donne o da quella della musica, mi sembrano fiori che sbocciano nel deserto e che presagiscono una nuova primavera. 

Condividi: