Burlesque, che passione! Intervista a Giulia Di Quilio
L’8 e il 9 ottobre 2025 debutterà in prima nazionale al Teatro Ghione di Roma lo spettacolo “Lenny. Ipotesi di un omicidio”. Il burlesque, linguaggio del corpo.

L’8 e il 9 ottobre 2025 debutterà in prima nazionale al Teatro Ghione di Roma lo spettacolo “Lenny. Ipotesi di un omicidio”. Il burlesque, linguaggio del corpo.

L’8 e il 9 ottobre 2025 debutterà in prima nazionale al Teatro Ghione di Roma lo spettacolo “Lenny. Ipotesi di un omicidio” scritto da Giuseppe Pavia e diretto da Antonello Avallone anche in scena nei panni del celebre quanto osteggiato comico statunitense Lenny Bruce. La storia vera di Lenny Bruce fu raccontata anche nel film del 1974 “Lenny” con Dustin Hoffman. Honey Harlow fu l’amore della vita di Lenny Bruce e in questa riproposizione teatrale è magnificamente interpretata da Giulia Di Quilio che abbiamo avuto il piacere di incontrare.
Nello spettacolo Lenny interpreti Honey Bruce, la moglie di Lenny. Qual è la sua storia e che tipo di donna è stata?
Honey Bruce, o Honey Harlow, è stata una spogliarellista e showgirl americana che ha condiviso con Lenny Bruce una vita intensa e complicata. Sono stati entrambi tossicodipendenti, purtroppo in quell’epoca la droga circolava molto facilmente, ma lei, pur essendo apparentemente più fragile di Lenny, è riuscita a disintossicarsi, a farsi una nuova vita e a vivere più a lungo rispetto a lui. Ha vissuto un amore grande ma estremamente difficile e ha saputo stare sul palco con coraggio in un’epoca in cui questo tipo di spettacolo ti etichettava con uno stigma.
Cosa ami di Honey e quanto c’è di te in questo personaggio?
Di Honey amo la capacità di brillare in scena pur portandosi dietro un vissuto doloroso. Mi colpisce la sua forza e la sua tenacia, ma anche la sua fragilità, che la rendono vera e umana. Il punto di incontro tra me e lei sta proprio nel lavoro sul corpo: esprimersi attraverso di esso e attraverso il linguaggio non verbale può essere a volte più potente di mille parole.
Il burlesque è la tua vita ed è per te un’arte inclusiva. Ci spieghi perché?
Sì, il burlesque accoglie tutti, senza distinzioni di corpo, età o genere. È un’arte che celebra l’unicità e la trasforma in bellezza scenica. Per me è contemporaneamente un linguaggio artistico e un atto politico: ti insegna ad amare te stessa e ad accettarti nelle tue imperfezioni, oltre ad essere potentemente liberatorio: come gridare “eccomi sono qui e sono così come sono!”.
Quanti tabù ci sono ancora attorno a questa forma d’arte?
Purtroppo tanti. Lo racconto sempre perché mi colpisce: pensate che la domanda che mi fanno più spesso quando dico che faccio burlesque è “ma tuo marito non è geloso?”, come se il corpo della donna appartenesse al marito, o all’uomo di turno….Per non parlare del fatto che ancora oggi c’è chi confonde il burlesque con qualcosa di volgare o lo riduce a un semplice spogliarello. In realtà è teatro, è performance, è poesia del corpo. I tabù sono legati a un’educazione che spesso demonizza il desiderio e il corpo femminile. Proprio per questo il burlesque ha un valore enorme: libera, ribalta i pregiudizi e restituisce dignità.
A quali altri progetti stai lavorando?
Oltre a Lenny, sto preparando altri due spettacoli teatrali sempre dedicati alle donne: il primo dal titolo “PRIMA LE DONNE“ racconta sei figure straordinarie che hanno cambiato la storia. Io interpreto l’attrice hollywoodiana e inventrice del sistema wi-fi Hedy Lamarr. A seguire sarò Rita Hayworth nello spettacolo “Io, Gilda“. Infine sto lavorando anche a un documentario sulla storia del burlesque, intrecciando la memoria personale con quella collettiva. Per me il filo conduttore resta sempre lo stesso: usare il corpo attraverso diverse modalità come strumento di espressione e libertà.
