Arriva il primo Manifesto della Sostenibilità Sociale della rete italiana del Global Compact delle Nazioni Unite, la più vasta iniziativa strategica di sostenibilità d’impresa a livello mondiale, che in Italia conta oltre 600 attori business e non-business. Si chiama «Imprese per le Persone e le Società», ed è stato presentato a Roma da pochi giorni durante l’ottavo Business & SDGs High Level Meeting.

Nessuno resti indietro, come ha ricordato il segretario Onu Antònio Guterres in più occasioni:

«Le sfide sociali da affrontare sono ancora numerose e complesse, sia sul piano nazionale che globale — spiega Daniela Bernacchi, executive director del network italiano. Fra queste, anzitutto la crescita della povertà assoluta, l’emersione del fenomeno dei working poor e l’acuirsi delle disuguaglianze. Il World Economic Forum ha identificato nell’erosione della coesione sociale il quarto rischio più grave a livello mondiale per i prossimi dieci anni. È in questo scenario che invitiamo il settore privato e le aziende, a partire da quelle più grandi, in ruolo di capofila, a compiere una riflessione strategica sull’impatto delle proprie operazioni sulla dimensione sociale e sul proprio potenziale di creare cultura e valore condiviso».

Il fattore “S” come social sustainability

Questa è il famoso fattore S” dell’acronimo ESG (Environmental-ambiente, Social-società e Governance-governo), trittico riconosciuto internazionalmente che sta guidando istituzioni, organizzazioni, politiche e mercati verso il 2030, come ha stabilito l’ONU, per salvare il Pianeta e soprattutto la nostra possibilità di continuare ad esistere con esso: S come Sostenibilità sociale.

Noi ReWriters siamo molto felici di questo Manifesto, dato che ricalca il nostro, di Manifesto, sul quale abbiamo messo a terra il primo assessment in Sostenibilità Sociale, chiamato appunto S-Assessment: realizzato con un progetto di ricerca del DIAG Sapienza Università di Roma e finanziato da ReWorld, startup innovativa a vocazione sociale fondata da Eugenia Romanelli, è un questionario scientifico di ultima generazione:

La certificazione per la parità di genere è stata il primo passo nella direzione di incentivare un comportamento orientato al miglioramento sociale ed economico, e ispirato a principi di equità e giustizia, da parte delle imprese – dichiara la prof. Tiziana Catarci, Direttrice del DIAG – Dipartimento di Ingegneria Informatica, Automatica e Gestionale “A.Ruberti” di Sapienza Università di Roma. Il progetto ReWorld sopravanza di molto questo primo passo proponendo un assessment etico e valoriale a tutto tondo, in linea con gli obiettivi di sostenibilità sociale dell’Agenda 2030. Il rigoroso processo di assessment si basa su fondamenti scientifici e metodologici internazionalmente riconosciuti e permette di valorizzare le aziende socialmente sostenibili, responsabili ed etiche, con indubbi vantaggi per la società, gli individui e le aziende stesse.

Adesso imprese e organizzazioni hanno una strada da seguire per migliorare il proprio impatto sulle persone e la società, sia attenzionando le catene di fornitura e quelle del valore, sia attraverso la comunicazione interna ed esterna.

Un impegno che diventa anche un’opportunità di business e un vantaggio competitivo: includere il fattore “S” tra gli ESG nella strategia d’impresa rappresenta un’opportunità per distinguersi e sviluppare valore aggiunto, attrarre i fondi d’investimento e ottenere perfomance socialmente sostenibili e di lungo periodo rafforzando la propria presenza sul mercato e diventando leader di cambiamento presso i consumatorə.

Roma da tenere d’occhio, proprio ora che la cornice normativa sta cambiando, tra l’attesa tassonomia sociale europea, ancora da definire, e la proposta sulla due diligence in materia di sostenibilità lungo tutta la supply chain.

Il Manifesto Imprese per le Persone e le Società è aperto alla firma dei CEO delle aziende aderenti all’Un Global Compact, ma anche a quelle esterne: firmandolo, si assumono i 10 impegni in elenco, che tra le altre cose intersecano, in ottica intersezionale, lo sviluppo di una cultura aziendale dell’inclusione, la misurazione e la rendicontazione del proprio impatto sociale, il supporto ad azioni collettive per il benessere delle comunità, l’investimento in iniziative di finanza a impatto, anche in una logica multistakeholder.

Mettere le persone al centro, come da anni cerchiamo di fare con il ReWriters fest., significa ingaggiarsi nella riscrittura dell’umano, passando da una rappresentazione egologica ad una ecologica, e abbracciare un nuovo approccio integrato per i business modellati su una nuova sostenibilità.

Un coinvolgimento, quello nel settore privato, che non è più rimandabile, studi alla mano: secondo il rapporto Istat 2022, donne, giovani, stranieri, persone con disabilità e abitanti del Sud Italia sono diventati soggetti ancora più vulnerabili di prima ed è aumentato il divario storico. Il 29% dei dipendenti del settore privato ha una retribuzione teorica lorda annuale inferiore ai 12 mila euro, solo il 32,5% dei disabili ha un’occupazione (percentuale pari alla metà dei normodotati).

Italia indietro su troppi fronti

Qualche esempio? L’Italia è ultima per tasso di occupazione femminile in Europa (48%) e due donne su tre non hanno un conto corrente; i giovani neet sono tre milioni (uno su quattro nella fascia 15-34 anni); sono aumentate del 32% le denunce di infortunio, con oltre 1000 casi mortali registrati nell’anno (secondo l’Inail):

«L’obiettivo è ispirare un impegno nuovo e sempre più alto da parte del settore privato — dice ancora Marco Frey, presidente dello Un Global Compact Network Italia. Firmando il loro supporto ai punti del Manifesto, i CEO si impegnano a innalzare il livello di ambizione per la creazione di società inclusive, eque e prospere, andando oltre gli obblighi fissati dalla legge, coinvolgendo le filiere ed estendendo l’impatto all’intera catena del valore. L’auspicio è che questa iniziativa dia forte impulso al coinvolgimento dei massimi leader aziendali sulla dimensione sociale e poi, a cascata, al fiorire di politiche e azioni concrete per promuovere il benessere delle comunità interne ed esterne alle organizzazioni».

Complimenti ai quindici firmatari (Aeroporti di Roma, A2A, Andriani, Avanzi, Carbonsink, Edison, Hera, Inwit, Italmobiliare, Itelyum, Legance, Maire, Pirelli & C., Snam, UCB Pharma) e avanti tutta!

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