C’era una volta una donna che aveva una vita fatta di scelte e non imposizioni, una donna che amava e proclamava libertà, una donna anche molto bella. Insomma, una donna piena di colpe. Questa donna, comunque, attraeva molto gli uomini e il suo fascino non lasciava scampo, stregava. Quindi anche strega. Difendeva la sua libertà con forza e determinazione dicendo dei no e dei si che rispondevano solo ai suoi desideri e ai suoi sentimenti, non a lusinghe o interessi. Insomma, aveva tutti i difetti che una donna possa avere. E quindi, quando respinse uno spasimante perché amava un altro, questi, dichiarandole il suo infinito amore e dicendole con lui o con nessun altro, la uccise. E lì scoppiò l’applauso. L’applauso? Si, nell’arena di Verona il pubblico era in delirio per Carmen e Don Josè ma, anche se era ovvio che l’ovazione era per cantanti e musicisti, confesso che l’ho vissuta con un certo disagio di fronte a un insopportabile femminicidio.

Un insopportabile femminicidio.
Il possesso, la gelosia

Unicità, possesso, gelosia, pilastri fondamentali che, per tanti, definiscono l’amore. La definizione di unicità intesa come esclusività, già nella parola, esprime il concetto di esclusione, solo te e basta, ci sei solo tu, non esistono gli altri. Qui, a mio giudizio, nasce un grande equivoco, si confonde un rapporto esclusivo con un rapporto escludente che porta a un pericoloso disturbo nella definizione di amore. L’unicità non deve riferirsi a una persona soltanto, ma all’unicità del rapporto: solo con te posso avere questo tipo di rapporto e con nessun altro. E il rapporto, per definizione, si fa in due, almeno. E se non si riesce a stabilirlo, non basta rimanere con una sola persona, rapporto escludente, per definire un rapporto esclusivo. Il rapporto non c’è proprio, l’unione diventa fragile e non regge a distrazioni.

L’altro elemento di confusione è quello del possesso. Io ti amo e quindi sei mia. Qui il disturbo sta nel fatto che si confonde il fatto di amare con la necessità di essere amati. Se io ti amo (e dobbiamo sempre definirne il significato), ti amo punto e basta. Ma se il mio amore nasce dal desidero, o peggio necessità di essere amato, io non ti amo ma ti desidero. Ed è inevitabile che sorga anche il bisogno di possesso. Confusione che porta a conseguenze drammatiche. Il femminicidio.

Tutto questo si sintetizza nella gelosia per cui, intendendosi l’unicità e il possesso come normalmente intesi, si confonde la gelosia che è solo egoisticamente la paura di perdere qualcuno o qualcosa, con l’amore: non sei geloso quindi non mi ami. No! Sei geloso perché hai bisogno di me, non perché mi ami.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona

Ovvio che nel momento magico dell’innamoramento, uno dei pochi elementi istintuali ed evolutivi che fortunatamente non siamo riusciti ancora a dominare con cultura, tradizioni, usanze, religioni, opportunismo, bisogni e così via, gli ormoni, gli odori e l’istinto di sopravvivenza della specie ci portano a legarci in modo assoluto a un’altra persona, a questo proposito consiglio il libro Attaccamento e amore. Che cosa si nasconde dietro la scelta del partner? di Grazia Attili. Ma qui, se si rispetta l’esplosione incontrollabile di madre natura, l’attrazione è, e non può essere altrimenti, reciproca proprio per definizione e non può non nascere che amore, profondo e insostituibile (Amor, ch’a nullo amato amar perdona).

Ho amato anch’io quella Carmen che continuava a ripetere che l’amore era come un bambino che non conosce le leggi e, avessi scritto io quel libretto, avrei pensato a un finale diverso. 

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