Nel post precedente abbiamo visto le connessioni tra l’esplosione del Covid-19 e la sicurezza alimentare. Ma mentre auspichiamo un intervento significativo e radicale da parte delle istituzioni mondiali e dei governi nazionali, che vada nel senso di assicurare maggiore tutela alla salute, cosa possiamo fare noi, singoli consumatori, cittadini, individui?

E’ tutta questione di trasparenza, informazione, partecipazione. Ma andiamo per ordine.

Trasparenza: preme rilevare che le istituzioni che si occupano della sicurezza dei cibi che mangiamo ogni giorno sono molto più trasparenti che in passato. Prevalentemente grazie a internet, oggi è piuttosto facile conoscere come vengono regolate le produzioni alimentari che portano sulle nostre tavole i cibi che mangiamo ogni giorno.
Se vogliamo essere più sicuri dobbiamo sfruttare questi strumenti: i siti web della FAO; dell’Organizzazione mondiale della salute; dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, (vedi anche https://www.wto.org/english/thewto_e/whatis_e/tif_e/agrm4_e.htm); della Codex Alimentarius Commission; dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare; del Ministero della Salute, come di tante altre istituzioni, sono disponibili: consultiamoli!

Informazione: se le istituzioni sono più trasparenti noi però dobbiamo informarci. Non solo con lo strumento del web, non solo con i giornali o i siti internet o nelle trasmissioni televisive (che ancora oggi dedicano molto spazio al tema in questione, e su tutte consiglio Indovina chi viene a cena, su Rai 3) ma anche leggendo attentamente le etichette. Operazione non semplice e non scontata, ma utile. Per esempio per capire la provenienza di un cibo. Non necessariamente i cibi italiani sono migliori di altri, ma se si tratta di alimenti locali, prodotti in territori vicini a dove vengono consumati è più probabile che siano più sani, che abbiano ricevuto meno trattamenti con sostanze artificiali, che siano sottoposti a controlli più stringenti. Inoltre, dobbiamo cominciare a familiarizzare con certe sostanze: ingredienti che sono entrati a far parte della consuetudine, che guardiamo distrattamente elencati nelle etichette e ai quali invece dovremmo fare caso, perché costituiscono la base per quelle cosiddette calorie vuote responsabili dell’epidemia di obesità nel mondo. Ad esempio: glucosio, sciroppo di glucosio, acido ascorbico, acido citrico, malto, maltodestrina, destrina, fruttosio cristallino, amido modificato, sorbitolo, lecitina, lievito in polvere, destrosio, lisina, acido lattico, maltosio, saccarosio, caramello, gomma xantham, zucchero invertito, monogliceridi, glutammato monosodico, tutti derivati del mais (https://www.slowfood.it/giornata-mondiale-della-salute-rivendichiamo-il-diritto-a-un-cibo-sano-e-buono/).

Partecipazione: è chiaro che occorre partecipare, cioè far sentire la nostra voce di consumatori. Alcune istituzioni hanno canali di dialogo ed è possibile, per associazioni o comitati, interagire con le stesse per criticare o contestare delle scelte. E poi ci sono le associazioni, le organizzazioni della società civile, che nel settore sono numerose: SlowFood; GMWatch; Via Campesina; Navdanya International; Altroconsumo e tante altre. Queste producono rapporti, scrivono articoli, fanno inchieste. Entrare in contatto con questi organismi o divenirne membri ci consente non solo di informarci, ma anche di condividere richieste e istanze e – usando le stesse associazioni come megafoni – di far sentire la nostra voce.

Infine, per chiudere, ritornando al tema del coronavirus, ecco un link utile sulle zoonosi, preso dal sito dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare: http://www.efsa.europa.eu/it/topics/topic/foodborne-zoonotic-diseases.
Perché il Covid-19 è stata solo una delle tante.