Il 9 luglio pensavano di essere a casa per un permesso di fine estate, e invece erano a un passo dal perdere il lavoro. I 422 lavoratori e lavoratrici dello stabilimento Gkn driveline, fabbrica di semiassi di Campi Bisenzio, vicino Firenze, di proprietà del fondo di investimento Melrose, potevano arrendersi alle lettere di preannuncio della procedura di licenziamento arrivate via mail ai loro rappresentanti sindacali, e provare a ricollocarsi altrove dopo aver strappato le tutele di legge.
Potevano disinteressarsi del destino dei circa 80 operatori in appalto che curano mensa, giardini e servizi dell’impianto. Avrebbero potuto cercare di dimenticare di essere solo una delle 55 aziende sotto osservazione del Tavolo di crisi del Ministero dello sviluppo economico perché a rischio chiusura o sostanzialmente condannate come Ilva, Blutech a di Termini Imerese, Trw, Acciaierie di Piombino o Bekaert.
E invece no: rispolverando il motto della resistenza fiorentina e trasformandolo nell’hashtag #insorgiamo il Collettivo di fabbrica della Gkn è tornato nello stabilimento, si è riunito in Assemblea permanente, ha aperto il processo a cittadini, singole e singoli, associazioni e esperti anche virtualmente con una pagina Fb, e ha offerto questa propria lotta come occasione di futuro per tutto il Paese.

Un appuntamento per migliaia
di donne e uomini solidali


Sabato 18 settembre, dalle 15.00, il Collettivo invita alla Fortezza da Basso di Firenze le migliaia di donne e uomini solidali che da quel giorno di inizio estate in cui è iniziata questa vertenza, hanno portato con panini, libri, figli, strette di mano e nottate di veglia nella fabbrica da mantenere viva insieme, il proprio sostegno al simbolo di quell’Italia operosa e determinata che ha ancora voglia di non lasciarsi scrivere il futuro da un indice di borsa. “Noi non abbiamo scelta. Stiamo facendo serenamente tutto ciò che possiamo per difendere la nostra famiglia – scrivono dal Collettivo convocando il corteo nazionale –dove per famiglia non vanno intesi solo i nostri parenti, le nostre figlie e figli, i nostri partner. Per noi è famiglia tutta questa fabbrica e il territorio attorno. Sono famiglia i disoccupati, precari, le finte partite iva. È famiglia chi ha un lavoro ma non un vero stipendio e chi per raggiungere uno stipendio decente deve ammazzarsi di lavoro.
La nostra famiglia l’ha capito ed è insorta a nostra difesa – scrivono ancora – e noi vi continuiamo a chiamare ad insorgere. Ognuno con le proprie istanze, le proprie rivendicazioni, consapevoli che per vincere qua bisogna cambiare i rapporti di forza nel paese. E se i rapporti di forza cambiano, cambiano per tutti”.

Il disegnatore Zerocalcare ha regalato al Collettivo di fabbrica una rivisitazione di “Asterix che resiste nel villaggio della Gkn” e l’immagine della convocazione del corteo nazionale; una canzone ce l’hanno messa operai e solidali che l’hanno composta nelle lunghe ore di assemblea; ci sono le magliette che alimentano la Cassa di Resistenza aperto in collaborazione con la cooperativa di microcredito Mag Firenze. Ma c’è anche uno schema di disegno di legge, scritto da operaie e operai insieme a un gruppo di giuriste e giuristi che si sono messi a disposizione, che il Comitato propone al Governo Draghi per contrastare le delocalizzazioni produttive e i licenziamenti a tradimento che, secondo la Banca d’Italia, dopo il Covid potrebbero già aver superato nel 2020 quota 500mila addetti.
Il percorso sarà lo stesso del Forum sociale europeo di Firenze, che nel 2002, dopo la repressione del G8 di Genova 2001, portò oltre 35mila persone a stringersi insieme per un altro mondo possibile. Per Gkn, tutte e tutti noi, oggi, quel mondo è davvero necessario.

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