Siete favorevoli ad assegnare i compiti per le vacanze? Alcune persone sì, altre no, alcuni docenti sì, altri docenti no, Italia si, Italia no, proprio come la Terra dei cachi. Perché l’Italia è proprio la terra della canzone di Elio e le Storie Tese e delle grandi discussioni su temi non certamente prioritari ma che, non si sa per quale motivo, in alcuni momenti animano improvvisamente il dibattito pubblico. 

E, visto che ci siamo, ne parlo anch’io. 

Si al riposo, no alla “vacanza mentale”

Infatti, da insegnante, la mia posizione è abbastanza chiara. Io credo infatti che sia giusto consentire ai ragazzi, durante le festività natalizie, di allontanarsi per qualche giorno dal mondo della scuola, lasciandoli liberi da gravosi impegni domestici. 

Tuttavia credo pure che la vacanza non debba coincidere con una sorta di vacanza mentale degli studenti, comprensiva dell’annullamento di qualsiasi attività speculativa dei nostri giovani.

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La mia semplice soluzione è quella di indicare ai ragazzi la lettura di un libro, magari piccolo ma significativo, e che possa offrire qualche spunto di riflessione. Il rischio, in caso contrario, è quello di cedere del tutto gli spazi (e i tempi) agli schermi dei vari dispositivi digitali in mano agli adolescenti e di non contrastare in alcun modo il fenomeno della nomofobia, ovvero la dipendenza dalla connessione. 

La scuola, durante le vacanze, non deve sparire

Proprio per tale motivo, la scuola non deve sparire completamente dall’orizzonte mentale e ludico dei ragazzi durante le festività. Questo non significa però riempire i giorni del riposo con gravose consegne, compiti o attività che risultino, in ultima istanza, controproducenti da un punto di vista didattico o fonte di ulteriore stress per i discenti. 

Il problema, comunque, è più radicato, così come la possibilità di trovarne sia solo una parziale soluzione. Perché quello che principalmente oggi è carente nelle nuove generazioni è un agente di interesse, ovvero un qualsiasi soggetto che possa attirare l’attenzione dei ragazzi e sollecitarne la fantasia creativa e riflessiva. Una volta c’era la noia e questa era davvero il motore della creatività. 

Girl bored
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Lo diceva Giacomo Leopardi nel Dialogo di Torquato Tasso e del suo genio familiare (Operette Morali) quando attribuisce alla noia l’attributo della pervasività nella vita di ciascun essere umano e la sua capacità, quindi, di stimolarne il desiderio di pura evasione. 

Lo dice anche la ricercatrice Beatrice Cristalli, della editoria scolastica di Mondadori Education, che in un recente sondaggio su LinkedIn ha proposto il seguente quesito:

“Noia fa rima con creatività?”,

ottenendo un 66 per cento di risposte affermative.

Ecco, dunque, i motivi per non lasciare soli a sé stessi i nostri ragazzi, anche nelle vacanze di Natale. 

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