E se l’arte fosse solo un gioco fatto con i fili della memoria?
Dalle montagne di Ulassai alla mostra al Madre di Napoli: un viaggio nella poetica di Maria Lai, dove la favola del Dio distratto, il femminile e la manualità diventano strumenti per rammendare l’infinito.

Maria Lai “Essere è tessere” museo MADRE Napoli© 2026 Ljdia Musso

E se la grandezza di un’artista non stesse nella ricerca della perfezione accademica, ma nel coraggio di continuare a giocare con la stessa serietà di quando eravamo bambini? E se l’arte fosse, in fondo, una questione di rammendo?

Quando si parla di arte e di genealogie creative che hanno segnato il Novecento, il nome di Maria Lai brilla di una luce unica, sotterranea e potentissima.

Oggi, mentre la grande mostra Maria Lai. Essere è tessere al Museo Madre di Napoli (aperta fino al 12 ottobre 2026) continua a raccogliere lo sguardo di pubblico e critica — offrendo nelle sue sale preziosi contributi video e filmati d’archivio dedicati alla sua opera e al legame viscerale con la favola —, vale la pena di esplorare i nodi principali della sua ricerca. Siete pronti a perdervi, come in un gioco dell’oca le cui regole cambiano a ogni lancio di dadi?

Le radici: la favola del “Dio distratto” e il valore del limite

Maria Lai “Essere è tessere” museo MADRE Napoli© 2026 Ljdia Musso

Vi siete mai chiesti da dove nasca davvero la scintilla della creazione? Dalla perfezione? O forse da una divina e provvidenziale noia?

C’era una volta un Dio annoiato e malinconico che, stanco della perfezione e dell’immutabilità della sua condizione divina, decide di farsi uomo. Sceglie di scendere su una terra sperduta in mezzo al mare (la Sardegna) prendendo le sembianze di un essere umano vecchio e affaticato. Questa è la leggenda del Figlio di un Dio distratto, un mito inventato appositamente per e su Maria Lai dal suo grande amico e mentore, lo scrittore sardo Giuseppe Dessì, mentre la osservava lavorare al telaio.

Il motivo di questa metamorfosi è filosofico e poetico: il Dio capisce che solo chi sperimenta la finitudine, il limite, il tempo che scorre e la fatica del vivere acquisisce il potere di sognare e desiderare l’impossibile. Agli dei, che hanno già tutto, manca la dimensione del desiderio. Arrivato sulla Terra, il Dio scopre però che gli uomini hanno smesso di sognare, vivono in conflitto permanente e hanno perso la poesia. Manca l’elemento magico e femminile.

Ed è così che il Dio, nel muoversi, genera involontariamente una scintilla divina che colpisce uno sciame d’api, trasformandole nelle Janas (le fatine della tradizione sarda). In questa metafora, Dessì identifica Maria Lai come la più pura incarnazione di queste creature: una sognatrice e tessitrice capace di ricucire il legame tra l’umanità e l’infinito. La sua è “l’ansia di infinito”: come il Dio della storia, l’artista usa strumenti poveri e quotidiani (il filo, il pane, i tessuti) per dare forma a qualcosa di immenso, per “desiderare l’impossibile” e connettere la terra al cielo. Questo è il cuore della pippia-beccia (la “bambina vecchia”), l’anima dotata al contempo della saggezza del tempo e dello stupore fatato dell’infanzia. E come amava ripetere lei stessa:

«Giocavo con grande serietà, a un certo punto i miei giochi li hanno chiamati arte».

Maria Lai

Tenendo per mano il sole e l’ombra: la favola cucita

Avete mai provato a toccare il sole? E se invece di scacciare l’ombra, provassimo a prenderla per mano?

Tenendo per mano il sole (1984) è la prima fiaba cucita di Maria Lai. Stoffa e filo si sostituiscono alla carta e all’inchiostro. Guardando sua nonna rammendare le lenzuola (un verbo che ormai sembra sparito), Maria si divertiva a inventare storie partendo dai fili che riparavano lo strappo e creavano ai suoi occhi un alfabeto misterioso.

Un libro cucito non si legge, sta. Rende onore al tatto, al fruscio. Le parole cucite sulla tela sono geroglifici, carichi di significato tutto da decifrare. Il sole non riempie il verde-cielo della stoffa, ma si affaccia lateralmente, invitando chi guarda a completarne la forma.

Tre anni dopo, nel 1987, arriva la risposta naturale: Tenendo per mano l’ombra. Tenere per mano il sole può ustionare, ma la paura, come l’ombra, non si può scacciare; bisogna accettarla. Il cavaliere che sconfigge il buio crea paradossalmente un vortice di angoscia. Scacciare l’ombra è un pericolo che può divorare il coraggio. Imparando a tenere per mano l’ombra i bambini imparano che l’ingenuità va superata, che la luce non sarà sempre presente.

Il filo delle donne e le Janas ribelli: una rivoluzione silenziosa

Ma che cosa ci dicono, davvero, questi fili che attraversano la tela? Sono solo decorazioni o messaggi in codice di una ribellione sotterranea?

Le Janas, nate dalla scintilla del Dio distratto, diventano i pensieri che ronzano nella testa delle donne. Sussurrano nelle loro orecchie una rivolta: insegnano loro a filare e le convincono a smettere di fare lavori pesanti. C’è una questione latente eppure fondativa nell’opera di Maria Lai: il femminile.

Maria Lai “Essere è tessere” museo MADRE Napoli© 2026 Ljdia Musso

Per secoli, il cucito, il rammendo, il telaio sono stati considerati “lavori da donne”, relegati allo spazio domestico, invisibili. Maria Lai prende questo alfabeto silenzioso e lo trasforma in un linguaggio cosmico. Non accetta nessuno stereotipo: “Femminismo e maschilismo sono connotati stabiliti da una società superficiale, borghese e provinciale. Ho acquistato la durezza necessaria per dare stabilità al mio essere femminile”. Questa durezza le permette di scardinare la domesticità attraverso l’ironia. Trasformare il rammendo di un lenzuolo in una mappa dell’universo significa rivendicare che l’arte è lo spazio di chi non occupa spazio nel mondo. È la rivincita di una manualità storicamente sminuita.

Mappe astrali e Curiosape: l’artista contro i ruoli

Siete pronti a perdervi in una geografia inesistente? O a farvi pungere dalla curiosità di un’ape con il naso rosso?

Le Mappe astrali sono un altro vertice dell’opera di Lai, assieme ai telai: mondi esatti e mai esistiti, paralleli e meridiani depistanti e, di colpo, una bava di filo che scende a ricordare non solo il baco, la bestia che crea, ma l’imperfezione di noi bestie-umane. E proprio tra queste mappe vola la Curiosape (1991), un’ape che “ha il naso rosso perché lo mette dappertutto”. È curiosa, ascolta i segreti delle compagne e li reinventa, suscitando i rimproveri della Regina, che la accusa di distrarre le altre api dai loro compiti utili. Attraverso questa fiaba, Lai denuncia l’indifferenza delle istituzioni e difende la libertà dell’arte dai condizionamenti e dall’obbligo di un’utilità puramente produttiva.

Il telaio e la pietra: l’architettura dell’invisibile

E se la leggerezza di un filo fosse solo il preludio alla pesantezza della pietra?

All’interno del percorso espositivo al Madre, la dimensione ludica esplode. I telai si scompongono, diventano superfici bidimensionali e si reinventano attraverso l’uso di oggetti spiazzanti (palette di gelato, mollette colorate). Sono veri e propri trompe-l’œil concettuali di una fragilità disarmante.

Ma questa leggerezza si bilancia con un forte senso dell’architettura e dei volumi. Ne è un esempio la leggenda di Maria Pietra (1991, rielaborazione di un testo di Salvatore Cambosu), una donna dotata di poteri magici che, usandoli incautamente per consolare il figlio malato, genera la morte. Solo quando impasta il pane con le lacrime e accetta di farsi pietra, restituisce vita alle creature che ama. Farsi pietra è un ammonimento: l’arte non è solo sensibilità, ma architettura, confronto con i volumi e la gravità. “La pietra è l’arte presente con tutto il suo peso e insieme irraggiungibile”, precisa Lai, “Rivela e nasconde la storia del mondo. Viene dal caos, dal magma, dai deserti. È serena”.

E voi, vi siete mai fermati ad ascoltare il ritmo di un filo che rammenda uno strappo?

Maria Lai. Essere è tessere

25.06 — 12.10.2026

Museo Madre – Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee della Regione Campania

Napoli

A cura di Mónica Amor e Carlos Basualdo 
in collaborazione con l’Archivio e la Fondazione Maria Lai 

Orari e biglietti

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