Ormai da mesi la Mostra dedicata alle opere di Maurits Cornelius Escher allestita a Roma a Palazzo Bonaparte richiama l’attenzione dei cittadini del mondo. E’ per questo che è stata prolungata fino al 5 maggio 2024.

Non serve essere degli esperti per rimanere affascinati dalla produzione artistica di Escher. Tutti vogliono vederla e giocare con la sua genialità. La visita è adatta anche ai più giovani poiché ci sono molte aree interattive che divertono adulti e ragazzi.

Nelle sue opere confluisce l’arte, la matematica, la scienza, la fisica e non ultimo il design.

“Pozzanghera”

Escher, la vita

La mostra è completa e ripercorre la sua vita artistica fin dall’inizio. Escher vede i suoi natali in Olanda nel 1898. Considerato uno studente mediocre cresce come genio indiscutibile .

Durante i primi anni scolastici, infatti, mostra interesse solo per il disegno e viene bocciato più volte. Cambia indirizzo scolastico continuamente; solo l’incontro con il grafico Mesquita rappresentò una vera svolta nel suo percorso formativo, anche se il successo e la visibilità al mondo sono lontane. Viene considerato troppo poco artista. Ma Escher non si perde mai d’animo. Nel 1922 viene in Italia e per lui inizia il suo periodo più importante, sia personale che artistico. Incontra sua moglie con la quale avrà tre figli.

L’influenza dell’Italia sul lavoro dell’artista

L’Italia influenza molto l’artista: la sua permanenza nel Bel Paese va dal 1922 al 1935. In questo periodo viaggia e scopre i paesaggi del sud, rimanendone affascinato. Li raffigura rendendoli opere grafiche che superano il paesaggio stesso mostrando la flora, la fauna e l’architettura in una maniera del tutto peculiare e quasi irreale.

“Ero incredibilmente interessato al paesaggio del sud Italia. Alle influenze dei mori, come ad esempio quei tratti tondeggianti… L’ho trovato affascinante…”

“Opi in Abruzzo”

Le tecnica da lui maggiormente utilizzate sono la xilografia e la litografia, sia in bianco e nero che a colori.

“Castello in aria”
“Torre di Babele”

A Roma abitò nel quartiere di Monteverde Vecchio, per la precisione a Via Poerio. La palazzina è ancora esistente al civico 122. La personalizzò con il suo genio. Inventò il disegno geometrico del pavimento che si rivede in una delle  sue opere più famose Mano con la sfera riflettente.

“Mano con la sfera riflettente”

La cosa che più attrae di tutte le sue opere  è l’infinità di particolari che riesce a catturare, la prospettiva e la profondità. 

“Buccia”

Roma per lui rappresentò anche l’occasione per entrare in contatto con molti altri artisti e di entrare a far parte della loro cerchia. Roma lo ispirò a produrre Roma notturna una serie di 12 xilografie che rappresentano monumenti famosi e angoli  della città più sconosciuti. Escher riteneva che Roma di notte fosse più bella,

 “perde i suoi fronzoli eccessivi, barocchi: la luce la rende fantastica”.

Rimase a Roma fino al 1935; l’istaurarsi del regime fascista, sempre più oppressivo, lo convinse a trasferirsi in Svizzera con la sua famiglia.

“Su e giù”

Un angolo della mostra ospita la ricostruzione del suo studio e di tutti gli strumenti usati per la sua produzione artistica. Ci si può soffermare su proiezioni e interviste dove si vede Escher all’opera o durante la sua vita quotidiana. In un filmato c’è anche la testimonianza del figlio che racconta di quando il padre lavorava; ricorda l’odore del legno di pero che Escher intagliava e l’odore dell’inchiostro.

“Mani che disegnano”

Nel 1932 visita la Spagna e in particolare Granada e la famosissima Alhambra. Rimase affascinato e le decorazioni del palazzo lo influenzarono indiscutibilmente. Costruito durante la dominazione degli arabi è riccamente decorato con motivi colorati e geometrici che ricoprono anche i soffitti.

L’artista ne trasse ispirazione per il suo

“lavoro innovativo sulla tassellatura periodica del piano”, una tecnica che consiste nel ricoprire un piano con motivi geometrici ripetitivi e di varie dimensioni , senza lasciare spazi vuoti”

“ Siete davvero sicuri che un pavimento non possa essere anche un soffitto ? “

“Limiti del quadrato”
“Sempre più piccolo”

L’evoluzione di questi studi fu “Le metamorfosi”

“la trasformazioni di un essere o di un oggetto in un altro di natura diversa…Crea un mondo in cui diverse figure danno vita a vortici di trasformazione da forme astratte a forme animate e viceversa”.

Fantastiche evoluzioni che iniziano e finiscono con la stessa immagine.

Le opere esposte nell’ultima parte della mostra fanno vedere quanto l’arte di Escher abbia influenzato i creatori di  fumetti , l’arte cinematografica, la moda e il design. E come alcuni gruppi pop degli anni Sessanta  abbiano usato ,sulle copertine dei loro album, le sue immagini.

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