E’ appena stato pubblicato il libro di Emanuele Trevi Mia nonna e il Conte (Solferino pp1328, euro 15:00), l’opera più recente di quello che senza dubbio è uno dei più importanti scrittori italiani contemporanei, per stile, per cultura letteraria e per sensibilità. Lo collocano in questa posizione non tanto il prestigio dei premi vinti e i diversi riconoscimenti, i tanti volumi che ormai Trevi ha al suo attivo, quanto una grande capacità di avvicinarsi al lettore con una naturalezza colta e avvolgente che coniuga felicemente cultura alta e cultura pop. Esattamente come egli è nella vita quotidiana. Come è stato in tutta la sua vita.

Nella produzione di cui è autore, Trevi si è occupato di molte questioni e di molte persone. Memorabili, per rimanere sui libri recenti, le vicende dei suoi amici Rocco Carbone e Pia Pera che in Due Vite (Ponte alle grazie, pp 128 euro 15:00) gli hanno valso il premio Strega. Molto riuscito anche il libro dedicato a suo padre Mario, noto psicoanalista junghiano, in La casa del mago (Ponte alle Grazie, pp 256, euro 18:00). Anche a dimostrazione che è da un po’ di tempo che Emanuele Trevi sta lavorando di cesello sulla memoria per ripercorrere liberamente a ritroso fatti, ambienti e persone della sua vita.

L’amata nonna Peppinella

Questa volta è il turno dell’amata nonna Peppinella di un paesino calabrese che il bambino Emanuele ha amato e osservato molto fino agli ultimi giorni della sua vita. Con lei troviamo il suo ottuagenario amico Conte che letteralmente e metaforicamente “transita” nella sua vita e nel suo giardino di casa.

Il libro si apre con una magistrale dichiarazione d’amore verso la luminosa anziana signora depositaria di una millenaria saggezza tutta mediterranea “rupestre e zodiacale” vera Madre nella vita dell’autore e del mondo che lo circonda. Nella casa di Peppinella, il bambino cresce, a volte si nasconde, ma soprattutto si isola, per leggere fumetti e, quasi contemporaneamente, classici della letteratura. Il ricordo a volte un po’ sbiadito lascia che appaiano nitide le sedie di vimini, alcuni locali della casa e brevi frammenti di vita quotidiana. Su tutti ha un ruolo particolare il giardino, per attraversare il quale, al primo incontro, il Conte chiese il permesso.

E’ quel giardino dove per Trevi nasce la letteratura. Non il romanzo, ma la letteratura! Perché da tempo l’autore non crede nella struttura classica del romanzo (ottocentesco) e specialmente in questo libro ce ne offre una dimostrazione efficace.

Emauele Trevi

Emanuele Trevi ci trasmette qualcosa
di molto personale

Emanuele Trevi ci trasmette qualcosa di molto personale che non ha nulla della pretesa “importanza oggettiva” nella realtà, ma che è il suo proprio sentire. Nel ricordo, egli non costruisce le trame di un memoire ma semplicemente gli episodi più o meno salienti delle persone, degli ambienti e degli episodi che hanno accompagnato la sua crescita, dal suo punto di vista. E’ una sorta di dichiarazione di guerra non violenta alla retorica del tempo e del crescere di una vita in cui fanno irruzione le storie della tradizione orale del Conte e della nonna come pure, più tardi e spesso goffamente, le storie “televisive” delle serie di Beautiful….

Alla fine dei conti però, osservando il miscuglio di antico e moderno che si trova, spesso mal collocato, nella casa della nonna, Trevi ragiona sul “valore” di questa espressione artistica: la letteratura che rimane una questione di sguardo. Si tratta di un territorio, come il giardino della nonna, dove non cresce la retorica, il furore, il fanatismo, il dogma.

Ma non si tratta di una riflessione esclusivamente appannaggio della critica letteraria, quanto piuttosto l’occasione per riflettere in modo laico e sereno, in una sorta di “distanza partecipata”, sull’irrilevanza delle nostre vite.

Le ultime righe sembrano ricordare le conclusioni de La coscienza di Zeno di Italo Svevo. Fatti gli opportuni distinguo, in entrambi i casi lo sguardo dell’autore sulla condizione umana sente di dover fare i conti con la natura, con la sua indifferenza, in un caso, con la sua forza, in un altro.

E visto che è sommamente inutile strappare tempo al tempo, la più dolce e serena dimensione umana possibile sembra proprio essere quella del bambino senza tempo che gioca con il suo orsacchiotto.

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