In una società che predica l’omologazione come panacea per l’inquietudine, siamo ancora disposti ad andare “in mille pezzi”? A sfilacciarci, a rompere i nostri contorni per poi ritrovare un senso, come un fotografo fa con la luce e l’ombra, cogliendo l’attimo di un‘identità fluida?

L’esposizione Pietro Lista. In controluce al Museo Madre di Napoli, curata da Renata Caragliano, non è una semplice mostra, ma un’interpellanza viscerale che ci sfida a confrontarci con una tesi scomoda: la nostra superficialità ci sta rubando la profondità. Ci nascondiamo dietro identità precostituite, incapaci di affrontare la frammentazione dell’io che l’artista ha reso la sua cifra stilistica.

È qui che il suo lavoro assume una chiave di lettura socio-antropologica di stringente attualità: la “diaspora dell’io”, ovvero la dispersione di un sé che ha smesso di cercarsi per paura di perdersi.

La mostra  celebra cinquant’anni di carriera dell’artista, nato in Umbria e operativo in Campania dal 1954. Inaugurata il 15 settembre, la mostra rimarrà aperta fino al 17 novembre 2025.

Pietro Lista, il percorso espositivo

Il percorso espositivo, frutto di due anni di ricerca, è organizzato in cinque sezioni tematiche e include oltre cinquanta opere, tra storiche e inedite, che spaziano dalla pittura alla scultura, dal disegno alla performance.

  • La Luce: Una sezione fondamentale esplora l’uso della luce da parte di Lista, non come semplice elemento visivo, ma come mezzo per l’esplorazione concettuale degli spazi. Per l’artista, la luce crea la forma e la profondità, e senza di essa “è tutto finito”.
  • Le Nuvole: La serie “Cielitudine” rappresenta il fascino di Lista per il cielo e le nuvole. Questi elementi mutevoli e inconsistenti mettono in discussione i concetti di solidità e identità, obbligando lo spettatore a una riflessione sul cambiamento.
  • Il Nero di Marte: In questa sezione, i grandi oli su tela sono caratterizzati dall’uso del “Nero di Marte”, un colore dal profondo senso mistico, che crea un’atmosfera di mistero e profondità.
  • I Corpi Acefali: Un ciclo di dipinti raffigura figure senza testa e senza organi. Questi “autoritratti” rappresentano la perdita di sé, la frammentazione dell’identità.
  • La Testa “ritrovata”: In contrapposizione ai corpi acefali, questa serie di autoritratti a china su carta mostra il volto dell’artista, simboleggiando il recupero dell’io dopo il disorientamento.

Come artista che lavora sui processi di costruzione e decostruzione dell’identità, il mio interesse converge con quello di Lista proprio nel punto di massima vulnerabilità: la frammentazione dell’io.

La mia ricerca, racchiusa nel miei versi

“Ed essere costantemente incostanti Lasciare i fili del quotidiano disfarsi sciogliersi al vento e protendersi per abbracciare il mondo “

Ljdia Musso

suggerisce che il “venir meno” dei nostri confini, non sia una perdita, ma un atto necessario per aprirsi a una connessione più autentica con la realtà. L’arte di Pietro Lista, in questo senso, non è solo un’analisi, ma una risposta a questa domanda esistenziale.

Ci invita a interrogarci: siamo ancora disposti a “andare in mille pezzi” per ritrovarci, o preferiamo la superficialità di un’identità omologata e intatta? La sua opera, poetica e al contempo brutale, ci obbliga a confrontarci con le nostre ombre, con ciò che rifiutiamo di guardare, per scoprire una verità più profonda su noi stessi.

Il corpo e la “ferita”: l’origine della frammentazione

09_Pietro Lista, foto di Gaetano Del Mauro

Il ciclo dei “Corpi acefali” di Pietro Lista è, a mio avviso, il cuore pulsante della sua riflessione sull’identità. In un’epoca dove l’immagine è tutto e il sé si costruisce in un incessante show off digitale, Lista ci mostra figure prive di testa e di braccia.

Cosa significano queste mutilazioni?

La testa, sede del pensiero e dell’intelletto, viene recisa, suggerendo una disconnessione tra l’essere e la coscienza, tra l’agire e il pensare.

L’identità di Pietro Lista nasce da una frattura, da una ferita che ha segnato per sempre la sua percezione del mondo. Il trasferimento a Salerno nel 1954, da adolescente, lo portò a confrontarsi con il trauma dell’alluvione e con immagini di “corpi strappati e decomposti”. Questa esperienza non rimase un ricordo passivo, ma si sedimentò nel suo “inconscio viscerale e fondamentale” , diventando il motore della sua ricerca artistica. Le sue opere, in particolare il ciclo dei   

15_Pietro Lista_In controluce_2025_installation view_museoMadre_ph Amedeo Benestante

Corpi acefali, non sono un gesto puramente estetico, ma la rappresentazione di una condizione umana universale: “ritratti dell’uomo, non di un uomo”. L’assenza di testa e braccia in queste figure simboleggia la disintegrazione del sé, la perdita dell’unità e della coerenza in un’epoca che ci spinge a essere tutto e il contrario di tutto, senza mai permetterci di restare “in mille pezzi” abbastanza a lungo da ricomporsi. L’artista si fa archeologo del contemporaneo, scavando nei frammenti per ricomporre un senso.   

Ljdia Musso_Pietro Lista_In controluce_2025_preview stampa_museoMadre_ph Amedeo Benestante

Il ciclo parla in maniera potente alla società contemporanea: Sono lo specchio della nostra superficialità, della nostra paura di andare a pezzi per ritrovarci interi , di “venire a contatto con noi stessi”.

L’opera di Lista in dialogo col mondo contemporaneo può diventare una critica profonda a una società che, pur esibendosi costantemente, ha perso il proprio centro.

La luce come esperienza: una sintesi tra arte povera e installazione

Il mio sguardo di fotografa è irresistibilmente attratto dai lavori di Lista sulla luce.

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In un’epoca di immagini digitali che si creano e si distruggono in un istante, l’uso della luce da parte di Lista è radicale e affascinante.

Per lui, la luce non è un semplice mezzo per illuminare, ma un’entità che costruisce e decostruisce, che rivela e nasconde. È “lo scherzo della luce” che crea la forma, che proietta le ombre, che definisce i contorni. Spegnila, e “è tutto finito”.

Lista usa la luce non come tecnologia, ma come elemento primario, quasi concettuale, per indagare la materia e la sua assenza. La luce e come per il fotografo essenza stessa della creazione. La luce proietta ombre, crea profondità, forme e colori. Pietro Lista, con la sua intuizione, lo aveva già capito:

“Tutto ciò che si vede è uno scherzo della luce”

P. Lista
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La sua ricerca sulla luce, iniziata negli anni Sessanta, non si inseriva nell’ambito delle ricerche visuali e cinetiche, ma era un’esplorazione virtuale degli spazi. La mostra ci offre uno sguardo su questi lavori, che si presentano come una sintesi tra l’Arte Povera e l’installazione. La sua partecipazione alla storica rassegna   

Arte Povera più Azioni Povere ad Amalfi nel 1968, curata da Germano Celant, con l’azione performativa notturna “La scoperta della luce”, è un esempio calzante di come Lista abbia saputo usare materiali semplici e azioni dirette per esplorare concetti complessi. La sua capacità di trasformare la luce, un elemento immateriale, in un oggetto di indagine quasi fisica è un atto di profonda poeticità e di audace sperimentazione che lo colloca tra i pionieri di un linguaggio che ha rotto gli schemi dell’arte tradizionale.   

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I suoi lavori luminosi non sono solo opere d’arte, ma esperimenti esistenziali.

Il fascino dell’opera di Lista risiede nella sua capacità di tradurre concetti immateriali in visioni concrete, proprio come fa la fotografia. La sua luce, che crea ombre e forme, è una potente metafora. Non è solo un elemento fisico, ma un principio filosofico.

La luce per Pietro Lista rappresenta la coscienza, la verità che illumina il nostro io, ma che al contempo ne rivela le ombre. È ciò che ci permette di “vedere” noi stessi, ma che al contempo ci mostra quanto siamo effimeri. I suoi lavori sulla luce mi parlano direttamente, sono il manifesto di un’arte che va oltre la semplice rappresentazione e si fa esperienza, una sintesi tra concettualismo e sensibilità che raramente si incontra.

La “Cielitudine” e la Poetica dell’Impalpabile

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Se la luce è la materia con cui l’artista costruisce e decostruisce, le nuvole della sua serie “Cielitudine” apparentemente più semplice e naif sono dotate di una poetica come raramente oggi se ne trova.

Le nuvole, nella loro inconsistenza e continua mutazione, mettono in discussione la solidità, la permanenza e l’identità.

Non sono oggetti, ma metafore in movimento del nostro io disperso, che non si ferma mai abbastanza a lungo da poter essere definito.

La sua attrazione per il cielo è una sorta di manifesto poetico che ci obbliga a guardare in alto. In questo senso, la sezione della mostra dedicata a questo tema si rivela, nella sua apparente “naïveté” o “facilità”, la più complessa, perché ci impone di confrontarci con l’effimero, con l’instabile, con la nostra stessa incapacità di accettare la bellezza del non-definito.   

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L’esposizione “In controluce” al Museo Madre non si limita a presentare le opere di Pietro Lista, ma ci immerge nel pensiero che le ha generate. Il suo lavoro si pone come una domanda diretta a noi, al nostro io contemporaneo: siamo davvero disposti a essere complessi e “inquietanti” pur di rimanere autentici?

Lista ci spinge a confrontarci con le parti più scomode di noi: i nostri “corpi acefali”, simbolo di una disconnessione tra mente e azione, e le nostre “nuvole” interiori, che rappresentano l’inafferrabile e il mutevole. La “luce” nei suoi lavori non è solo un elemento tecnico, ma la verità che, illuminando, svela le nostre ombre.

Le opere di Lista sono un promemoria potente: l’arte ha il ruolo di educarci alla complessità e di essere uno strumento per un autentico incontro con l’altro. In un’epoca dove tutto si fa più “liquido”, la sua arte ci invita a ritrovare una solidità interiore, un punto fermo da cui ripartire.

Per chi desidera intraprendere un “giro più lungo” nel mondo di Pietro Lista e del contesto artistico in cui si è formato, l’esposizione al Museo Madre offre un punto di partenza imprescindibile. Per un’analisi più dettagliata, si consigliano i seguenti percorsi di approfondimento:

Testi Critici su Pietro Lista:

  • Pietro Lista, 1964-2004: Catalogo della mostra antologica curata dal Comune di Cava dei Tirreni nel 2004, con contributi critici di Gillo Dorfles e Achille Bonito Oliva, tra gli altri.
  • Pietro Lista, di Achille Bonito Oliva: Saggio pubblicato nel 1998 in italiano e inglese, che offre un’analisi approfondita del lavoro dell’artista da parte di uno dei critici più influenti del suo tempo.

Per comprendere l’Arte Povera:

  • Per un’immersione completa nel contesto storico e critico che ha influenzato l’artista, si raccomanda la lettura di scritti e curatele di Germano Celant, in particolare il catalogo della mostra Arte Povera più Azioni Povere del 1968, considerata un testo fondamentale per il movimento.   
  • Consultare gli archivi e i saggi di Filiberto Menna, che con la sua “critica della critica” e il suo “impegno culturale” ha contribuito a definire il dibattito artistico degli anni Settanta.

Dettagli sulla Mostra:

  • Nome della Mostra: Pietro Lista. In controluce
  • Luogo: Museo Madre, Via Luigi Settembrini 79, Napoli
  • Date: Dal 17 settembre al 17 novembre 2025

Contatti: comunicazione e ufficio stampa

Per informazioni e richieste relative alla mostra e al Museo Madre, si prega di fare riferimento ai seguenti recapiti. Si informa che il servizio di ufficio stampa del Museo Madre è stato oggetto di una ridefinizione delle prestazioni, pertanto si consiglia di utilizzare i contatti generali per ogni richiesta.

DettaglioInformazioni
IndirizzoVia Luigi Settembrini 79, 80139 Napoli   
Telefono Biglietteria e Visite Guidate+39 081 19528498
E-mail Informazioni Generaliinfo@madrenapoli.it   
E-mail Biglietteria e Visite Guidatemuseomadre@culturatela.com
Telefono Informazioni Generali+39 081 19978017
Sito webwww.madrenapoli.it   
Orari di AperturaLunedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato: 10:00 – 19:30 Domenica: 10:00 – 20:00
Giorno di ChiusuraMartedì
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