Non Odiare potrebbe diventare un undicesimo comandamento. Sarebbe un comandamento di grande attualità in un momento in cui l’odio permea il nostro quotidiano. È questa l’ipotesi di Alessandro Gassman protagonista di Non odiare (2020), un film che attraverso il dialogo, la riconciliazione e il perdono, esplora il superamento dell’odio come un percorso possibile. Eppure, non è così semplice. Ce lo dimostrano i recenti fatti di cronaca che hanno visto il presidente americano incitare all’odio e alla divisione mettendo a repentaglio la democrazia e la sicurezza di un intero paese. E ci basta scorrere le bacheche dei social network per imbatterci quotidianamente nel discorso d’odio, offese e insulti di varia natura, ingiustificati nella violenza e nella forza cieca che li anima.  

Nel suo monologo Il peso delle parole Tiziano Ferro ci ricorda che le parole che usiamo sono armi capaci di ferire e lasciare un segno indelebile. Lo sanno bene personaggi pubblici come Laura Boldrini e Giorgia Meloni, frequenti bersagli di commenti misogini carichi di odio e violenza verbale.  Lo sanno cittadini comuni, che per il solo fatto di condividere le loro opinioni sulle piattaforme social, sono bersagliati da insulti e minacce. E lo sanno le migliaia di giovani che sperimentano sulla loro pelle, nelle scuole e nelle comunità, episodi di bullismo verbale.

Siamo circondati dall’odio e dalle sue manifestazioni verbali. Odio contro i migranti, odio contro le donne, odio contro i disabili, odio contro chi non la pensa come noi. L’odio è diventato parte integrante della narrazione che ci circonda, al punto che la nostra soglia di allarme si è pericolosamente alzata. Lo tolleriamo di più. Lo notiamo di meno. Per questo è così importante ed urgente comprendere come prevenirlo. Federico Fallopa nel suo Odio. Manuale di resistenza alla violenza delle parole riflette su quanto sia complessa la definizione stessa del discorso d’odio (hate speech), e di quanto articolata e multiforme ne sia la sua interpretazione.  Da extreme speech a dangerous speech a fear speech, a harmful speech che cos’è il discorso d’odio e quali sono le sue conseguenze?  Ma soprattutto, quali strategie possiamo mettere in atto per prevenirne gli inevitabili effetti?

Se lo chiedono anche gli educatori e le educatrici impegnati nelle scuole, nelle comunità, nelle biblioteche, in ogni luogo in cui i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze crescono e maturano.  Perché è chiaro che, se da qualche parte bisogna partire per risolvere il problema del discorso d’odio, l’infanzia, e l’adolescenza sono senz’altro punti di partenza cruciali. Se è vero che i bambini e i giovani sono più suscettibili di influenze, e più facili vittime del discorso d’odio, è anche vero che sono coloro con cui è possibile creare una nuova narrazione che possa ricondurre l’odio su percorsi alternativi. Percorsi che affermino comprensione, empatia, riconoscimento delle emozioni e delle differenze, ma soprattutto il rispetto per l’altro.

Il Centro Zafiria e COSPE sono da tempo impegnati con i giovani in progetti che valorizzino e rispettino la diversità nei suoi molti aspetti. Nella loro lunga esperienza di lavoro sul campo hanno rilevato che molti degli stereotipi alla radice di odio e violenza verbale sono spesso legati alle discriminazioni di genere. Da qui la decisione di approfondire il tema del discorso d’odio e il suo sottobosco di emozioni nonché le possibili strategie di risposta attraverso Play for your Rights. Il progetto, finanziato dall’Unione Europea e sostenuto dall’Agenzia Erasmus ha l’obiettivo di contrastare il linguaggio d’odio di matrice sessista, i suoi stereotipi e le discriminazioni di genere più comuni tra gli adolescenti attraverso strategie che utilizzino l’educazione all’uso dei media e il gioco. È un progetto di respiro europeo che si svilupperà attraverso una serie di fasi attuative in Italia, Germania, Cipro e Lituania.

La domanda che sorge spontanea è: come? Secondo COSPE e il Centro Zafiria che hanno collaborato anche con la Casa delle Donne di Bologna, la via da seguire è quella del dialogo, della creatività, del riconoscimento delle emozioni e della valorizzazione delle diversità. Richiede impegno, collaborazione, lavoro di comunità, riconoscimento dell’altro e la guida di adulti esperti che sappiano navigare il percorso di scoperta. Tutte sfide con cui è necessario mettersi in gioco. Non a caso è proprio un gioco (un gioco di carte per la precisione) lo strumento centrale del progetto. Carte che rappresentano personaggi con cui identificarsi, che richiedono di pensare con (e oltre) gli stereotipi. Carte che propongono sfide a cui reagire. Carte che invitano a cercare strade e soluzioni alternative. Ma anche carte che aiutano a riconoscere le emozioni, a dare loro legittimità. Perché ogni emozione ha diritto di esistere, essere vissuta ed espressa, a condizione che non ferisca le persone che ci circondano.

A partire dai primi mesi del 2021 prenderanno avvio le iniziative di formazione per le educatrici e gli educatori che utilizzeranno il gioco Play for your Rights nelle loro classi.  Alessia Giannoni, coordinatrice dei programmi COSPE in Italia sostiene che c’è un forte denominatore comune di sentire e di vissuto in Europa, e che sino ad ora le similarità hanno avuto la meglio sulle differenze. E si dice curiosa di vedere come i diversi stati europei reagiranno all’iniziativa. Alessandra Falconi, responsabile di Zafiria, sottolinea il valore del lavoro dei team europei in cui contesti e esperienze diverse contribuiscono alla creazione di nuove soluzioni più ricche e creative. Non resta dunque che affidare al gioco, alla sensibilità, alla creatività e al dialogo gli strumenti di prevenzione del discorso d’odio.  Perché siano i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze a cambiarne la narrazione attraverso parole scelte all’insegna della responsabilità.

ENGLISH VERSION

“Play for Your Rights”. A very serious European game to prevent hate speech

Do not hate could become an eleventh commandment. It would be a very current commandment at a time when hatred permeates our daily lives. This is the hypothesis of Alessandro Gassman, the protagonist of Non odiare (2020), a film that, through dialogue, reconciliation and forgiveness, explores overcoming hatred as a possible path. Yet, it is not so simple. We are shown this by recent news events that have seen the U.S. president incite hatred and division by jeopardizing democracy and an entire country’s security. And it is sufficient to scroll through the bulletin boards of social networks to come across insults of various kinds animated by unjustified violence.

In his monologue, “Words have weight,” Tiziano Ferro reminds us that the words we use are weapons capable of wounding and leaving an indelible mark. This is well known by public figures such as Laura Boldrini and Giorgia Meloni, frequent targets of misogynistic comments full of hate and verbal violence. Ordinary citizens also know that just for sharing their opinions on social platforms they can be targeted by insults and threats. And so do the thousands of young people who experience verbal bullying in schools and communities.

We are surrounded by hate and its verbal manifestations. Hate against migrants, hate against women, hate against people with disabilities, hate against anyone who doesn’t think like us. Hate has become part of the narrative that surrounds us to the point that our alarm and reaction threshold has risen dangerously high. We tolerate it more. We notice it less. For this reason, it is essential and urgent to understand how to prevent it. Federico Fallopa, in his “Hate. Manual of resistance to the violence of words,” reflects on how complex the definition of hate speech is and how articulate and multifaceted is its interpretation.  From extreme speech to dangerous speech to fear speech to harmful speech, what is hate speech, and what are its consequences? But above all, what strategies can we put in place to prevent the inevitable effects?

This is what educators have been asking themselves for some time now, in schools, in communities, in libraries, in every place where boys and girls grow up and mature.  Because it is clear that if we need to start somewhere to solve the problem of hate speech, childhood and adolescence are certainly crucial starting points. While it is true that children and young people are more vulnerable and easier victims of hate speech, it is also true that they are also those with whom it is possible to create a new narrative that can redirect hate onto alternative paths. Paths that affirm understanding, empathy, acknowledgement of emotions and differences, but above all respect for the other.

Centro Zaffiria and COSPE have long been involved with young people in projects that value and respect diversity in its many aspects.   In their long experience working in the field, they have found that many of the stereotypes at the root of hate and verbal violence are often linked to gender discrimination. Hence the decision to delve into the topic and its undergrowth of emotions as well as possible response strategies through Play for your Rights. The project, supported by the Erasmus Agency, aims to combat sexist hate language, its stereotypes, and gender discrimination most common among adolescents through strategies that use media education and gamification. The European project will unfold through a series of implementation phases in Italy, Germany, Cyprus, and Lithuania.

The question that arises is: how? According to COSPE and Centro Zafiria, which also collaborated with the Casa delle Donne of Bologna, the best way forward is through dialogue, creativity, recognition of emotions, and diversity appreciation. It requires commitment, collaboration, community work, recognition of the other, and the guidance of experienced adults who know how to navigate the path of discovery. A game (a card game, to be precise) is the main tool of the project. There are cards representing characters with whom to identify, inviting us to think with (and beyond) stereotypes. Other cards propose challenges to which to react. Others ask us to look for alternative roads and solutions. And, finally, another set of cards help us recognize emotions to give them legitimacy. Because every emotion has the right to exist, to be experienced and expressed, as long as it does not hurt the people around us.

In early 2021, training initiatives will begin for educators who will use the Play for your Rights game in their classrooms.  Alessia Giannoni, the coordinator of COSPE programs, says that there is a strong common denominator of feeling and living in Europe and that until now, similarities have prevailed over differences. She is curious to see how the different European states will react to the initiative. Alessandra Falconi, head of Zafiria, underlines the value of European teams’ work in which different contexts and experiences contribute to the creation of new, richer, and more creative solutions. All that remains is to entrust play, sensitivity, creativity, and dialogue as tools for the prevention of hate speech.  Children, boys, and girls can change the narrative through words chosen with responsibility in mind.

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