C’è tempo fino al 19 ottobre per inviare osservazioni, pareri o critiche su un progetto di geotermia presentato al pubblico, tramite il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) per produrre energia elettrica sul lago di Bolsena, nel territorio dei comuni di Latera e Valentano, una delle aree più delicate della Regione Lazio dal punto di vista naturalistico, ambientale e geomorfologico.

Il progetto punta infatti alla realizzazione di un impianto pilota geotermico ed è sviluppato dalla società Latera Sviluppo S.r.l., che però non ha niente di locale, si tratta di un’azienda a responsabilità limitata che, secondo l’Associazione lago di Bolsena che da anni si occupa della tutela ambientale del lago, è composta da azionisti siciliani unicamente attratti dagli incentivi e senza alcun interesse verso lo sviluppo del comune di Latera, che ha espresso un caloroso NO GRAZIE.

Solo 6 giorni di tempo per scongiurare
il pericolo del progetto geotermico

E’ una corsa contro il tempo, la cosa riguarda tutti noi, chi sul lago ci vive e chi sul lago ci va in vacanza, e ciascuno di noi può agire: infatti ai sensi del D.Lgs. 152/2006 qualsiasi persona, fisica o giuridica, in forma singola o associata, può presentare osservazioni sui piani e programmi sottoposti a Valutazione Ambientale Strategica, sui progetti sottoposti a Valutazione di Impatto Ambientale e sulle installazioni sottoposte ad Autorizzazione Integrata Ambientale, anche fornendo nuovi o ulteriori elementi conoscitivi e valutativi.

Basta andare sulla pagina del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica dove è sintetizzato il progetto in questione, e cliccare sulla voce Scadenza presentazione osservazioni per entrare nella pagina destinata all’invio delle osservazioni.

L’osservazione può essere fatta velocemente con il proprio spid, e una volta entrati nel sistema basta inserire la denominazione del progetto, che è la seguente: Impianto Geotermico Pilota denominato Latera, e il codice di procedura n. 10116.

Se Regione, Provincia e Comuni sono stati ufficialmente avvisati, i comuni cittadini rischiano di non saperne niente fino a giochi conclusi, eppure ciascuno di noi ha la possibilità di dire la sua, e bisogna farlo al più presto, perché se nessuno presenta obiezioni il progetto verrà approvato.

Ma quali sono i rischi della geotermia
sul lago di Bolsena?

Il progetto di realizzazione di un impianto pilota geotermico presenta gravi e molteplici rischi di varia natura dell’acquifero del lago di Bolsena, ed incide seriamente sugli aspetti paesaggistici, archeologici e termali di un’area che è la più importante area per la presenza di avifauna nella regione Lazio dopo il Parco Nazionale del Circeo.

Sul lago di Bolsena vivono oltre diecimila uccelli acquatici tra garzette, nitticore, gabbiani reali, cormorani, guardabuoi, germani reali, alzavole, folaghe, fistioni turchi, che fanno parte di un habitat prezioso grazie alla presenza di un ittiofauna importante costituita da carpe, tinche, lucci, coregoni e anguille.

Per questo il lago di Bolsena fa parte dell’obiettivo Rete Natura 2000 dell’Unione Europea, uno strumento istituito per conservare la biodiversità. Si tratta di una rete ecologica di siti tutelati denominati SIC (Siti di Interesse Comunitario) e ZPS (Zone di Protezione Speciale), diffusa su tutto il territorio dell’Unione. Nel Lazio interessa circa un quarto della superficie, comprendendo il lago di Bolsena.

Il lago di Bolsena, con le sue isole Bisentina e Martana (sito IT6010055), è sia un SIC, cioè un Sito di Interesse Comunitario, sia una ZPS, cioè Zona di Protezione Speciale. Dunque va doppiamente tutelato per la conservazione dell’habitat e delle specie di fauna e flora di interesse comunitario e della biodiversità in generale.

Ma il progetto geotermico non va solo a minacciare la biodiversità del lago di Bolsena, quanto la stessa vita dei cittadini, perché ha in sé tutti i presupposti per un aumento dei rischi sismici e di inquinamento di tutto l’acquifero del lago di Bolsena.

Il rischio di inquinamento

L’impianto che si intende realizzare, si compone di una centrale collegata a pozzi di estrazione e pozzi di reiniezione distanti fra loro 2 km. Il fluido estratto, che ha una temperatura di oltre 200°C, raggiunge la centrale dove cede calore per produrre energia elettrica, poi viene raffreddato e reiniettato nel sottosuolo.

Tutti i pozzi, quelli di produzione e quelli reiniezione, attraversano in successione tre strati del sottosuolo: uno strato superficiale costituito da vulcaniti che contengono l’acqua utilizzata nelle reti potabili e irrigue; uno strato argilloso definito aquiclude, che secondo il progetto costituisce una copertura impermeabile, e infine penetrano nello strato al fondo, costituito dalla roccia carbonatica che contiene il fluido geotermico.

Secondo il progetto geotermico, non c’è comunicazione idraulica fra gli acquiferi superficiali e l’acquifero profondo geotermico. Ma è proprio su questo punto che le associazioni e gli esperti, tra cui anche il Biodistretto Lago di Bolsena esprimono le proprie obiezioni, per due motivi in particolare.

1) Lo strato intermedio, presunto impermeabile, è di uno spessore molto ridotto e in alcune zone addirittura assente.

2) Sono presenti numerose faglie verticalizzanti (cioè piani di rottura nella roccia) che possono diventare facili vie di comunicazione fra l’acquifero geotermico profondo e gli acquiferi superficiali. L’assenza di un’efficace separazione tra i due acquiferi è dimostrata dall’affiorare spontaneo, in numerosi luoghi, di acqua solforosa, come ad esempio lungo la strada che va da Valentano al lago di Mezzano. Questo già nell’attuale stato di equilibrio indisturbato. In presenza di pressioni o depressioni causate dell’impianto geotermico molte altre faglie, ora inattive, diventerebbero vie di comunicazione.

I pozzi estrattivi dell’impianto estraggono fluido geotermico dallo strato di rocce carbonatiche creando una zona in depressione che richiama fluido dalla zona circostante, al contrario i pozzi di reiniezione creano una zona di sovrapressione che spinge i fluidi all’intorno.

Il progetto sottintende che all’interno delle rocce carbonatiche avvenga un ricircolo, ossia che i fluidi reiniettati defluiscano dalla zona in sovrapressione verso la zona di depressione riscaldandosi nuovamente lungo il percorso di 2 km.

Ma qui è un altro anello debole del progetto: infatti non è certo che il ricircolo avvenga. È probabile che le numerose faglie creino, come nel campo geotermico dell’Alfina, compartimenti stagni nelle rocce carbonatiche e che, oltre a facilitare i flussi verticali, ostacolino i flussi orizzontali e il ricircolo.

Inoltre l’acqua va e viene dove trova la via più facile. Nelle vicinanze dei pozzi di estrazione la depressione richiamerà attraverso le faglie acqua dalla falda superficiale causando un consumo del quale non abbiamo bisogno; nella vicinanza della zona di reiniezione la sovrapressione farà risalire attraverso le faglie fluido geotermico negli acquiferi superficiali, fatto gravissimo perché tale fluido contiene sostanze cancerogene fra le quali l’arsenico.

E tutto questo non è accettabile: non possiamo accettare il rischio di inquinamento e di depauperamento della preziosa risorsa di acqua dolce costituita dagli acquiferi del lago di Bolsena, del lago di Mezzano e del sistema fluviale Fiora-Olpeta, anche perché questi acquiferi, come detto, sono tutelati come parte costitutiva dei rispettivi siti Natura 2000.

Il rischio sismico: terremoti indotti

Ma i rischi non finiscono qui: oltre al rischio elevato di inquinamento, esiste un reale rischio sismico, in un’area dove un recente sciame sismico (28 settembre 2023) conferma la sismicità del territorio intorno al lago di Bolsena già in assenza di stimoli esterni come la geotermia.

Gli impianti, come quello proposto dal progetto, possono funzionare in modo soddisfacente se sono installati in località a bassa sismicità dove la geologia è nota e tranquilla.

Questo non è il caso della zona di Latera e Valentano, dove due caldere, ognuna con la sua situazione geologica resa complessa dalle passate intense attività vulcaniche e dai successivi crolli, si sovrappongono.

Tutto ciò su un substrato fratturato da movimenti tettonici durante la creazione degli Appennini. L’impianto è previsto proprio nel punto in cui le caldere si sovrappongono.

Infatti, l’illustrazione mostra una situazione geologica caotica, non compatibile con impianti capaci di creare squilibri nel sottosuolo come una centrale geotermica. Il rischio sismico più grande viene dalla reiniezione di grandi volumi di fluido nel sottosuolo. Se non tornasse per via ipogea alla zona di produzione, come probabile a causa della struttura a compartimenti stagni della roccia, tale fluido si accumulerebbe nella zona di reiniezione creando stress pressori e termici.

Si tratta di volumi enormi: in trenta anni di esercizio della centrale, si trasferirebbe una quantità di fluido corrispondente a molte volte il volume del lago di Mezzano.

Prima o poi lo stress accumulato andrà a causare un terremoto detto indotto. Ma quel che è peggio, è che può causare anche dei sismi più gravi, detti innescati, se stimola le fratture preesistenti tettoniche del substrato.

I terremoti indotti e innescati possono raggiungere le stesse intensità dei terremoti naturali della zona. Sul lato ovest del lago, la magnitudo dei terremoti più forti documentati supera il grado 5 sulla scala Richter.

L’effetto di tali terremoti può essere devastante nelle fragili zone intorno al lago di Bolsena, considerando le proprietà particolari della roccia e la resistenza delle costruzioni che nei centri storici intorno al lago, detti della civiltà del tufo, è minima.

E questo territorio ha purtroppo già memoria di grandi terremoti, basti ricordare il terremoto di Tuscania del 1349 (che distrusse un intero quartiere della città) e quello del 1971 di 4,8 gradi della scala Richter, di grado VIII-IX della scala Mercalli su un massimo di XII.

Indimenticabile il terremoto del 1695 di Civita di Bagnoregio, che ne decretò il lento declino, quello del 1563 a Grotte di Castro, o ancora quello del 1919 a Onano e il terremoto del 1882 a Latera che fece crollare numerose case causando 11 morti.

Il 9 ottobre scorso abbiamo commemorato l’anniversario della tragedia della diga del Vajont, avvenuta il 9 ottobre 1963. Lo scenario fu in parte simile a quello che si sta prospettando sul lago di Bolsena: da una parte un’impresa che vuole realizzare utili minimizzando i rischi geologici, dall’altra la popolazione che resiste.

Nel caso del Vajont i rischi si trasformarono in realtà: il bilancio fu di oltre 2000 vittime. Non possiamo permetterci di ripetere lo stesso errore oggi che abbiamo consapevolezza. Agiamo subito!

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