End Fossil è la mobilitazione internazionale di studenti e studentesse finalizzata a porre fine all’economia fossile e agli accordi di questa con le università e la ricerca. Tra il 24 maggio e il 7 giugno la mobilitazione è scattata anche a Roma, coinvolgendo varie realtà ambientali e sociali, studentesche e non, alla Sapienza.

Un periodo di due settimane di incontri, confronti e discussioni con gli studenti, gli attivisti e i docenti che hanno partecipato, mostrato solidarietà e consenso. Sono state organizzate delle assemblee pubbliche e un programma di eventi formativi alternativo che mostrasse cosa si intende per didattica alternativa.

La campagna si inserisce in una serie di occupazioni a livello internazionale in decine di città  nel mondo con le richieste le più svariate, ma sempre volte ad attuare quei “punti di non ritorno sociale” per un’uscita rapida dalle fonti fossili.

Le richieste presentate alla Sapienza

Alla Sapienza sono state presentate le seguenti richieste: 

  1. Non rinnovare gli accordi, le convenzioni e i progetti di ricerca ora in vigore con aziende come Eni, Snam e Leonardo e adoperarsi perché il governo aumenti il Fondo di Finanziamento Ordinario, in modo che la ricerca abbia i fondi per essere indipendente.
  2. Una forte presa di posizione da parte dell’Ateneo rispetto alle responsabilità ambientali e sociali delle aziende fossili.
  3. Pubblicare i dettagli dei progetti di ricerca attuali, i finanziamenti ricevuti e gli accordi con ogni azienda legata alla Sapienza, in modo che siano consultabili in modo facile e trasparente.
  4. Istituire un comitato di professori e professoresse, ricercatori e ricercatrici, scelto in assemblea durante le giornate di occupazione, che progetti un corso interfacoltà sulla crisi ecologica e sociale, rifuggendo un ecologismo di facciata, e che definisca un vademecum con dei criteri sociali e ambientali come condizioni per le collaborazioni di soggetti terzi con l’Ateneo e con i suoi rappresentanti. Da parte studentesca deve essere possibile un monitoraggio del lavoro del comitato.

Si è chiesto all’ateneo quindi, in particolare, di preparare il corpo studentesco ad affrontare la crisi climatica, proponendo delle alternative socioeconomiche radicali; e di prendere posizione sull’incompatibilità dei piani di certe aziende con gli obiettivi di decarbonizzazione. Richieste come queste sono state d’altronde approvate in vari atenei a livello europeo, come la Vrije Universiteit Amsterdam, un’università di ricerca nei Paesi Bassi.

Le attività attualmente in vigore alla Sapienza, come il corso facoltativo sulla sostenibilità, sono sostanzialmente insufficienti e criticate anche dal corpo docente, che ha manifestato molta solidarietà; sono più di 100 i professori che hanno aderito alle richieste.

Oggi all’università non si affrontano le cause complessive della crisi eco-sociale e chi ha le maggiori responsabilità della crisi può perpetuare la sua legittimazione sociale nell’ateneo addirittura attraverso progetti di ricerca, sponsorizzazioni, pareri di indirizzo della didattica. 

Attraverso il finanziamento da soggetti terzi, infatti, ha luogo una selezione delle linee di ricerca, ma anche un conflitto d’interessi della didattica, essendo il 10% del finanziamento di ogni progetto di ricerca attribuito all’ateneo stesso.

In questo momento, più che la consapevolezza della crisi climatica, il problema sono piuttosto gli interessi economici e politici delle grandi aziende che ritardano la riconversione ecologica o ne attuano una di facciata e influenzano l’azione dei governi dettando la loro reale linea politica nei vari ambiti.

End Fossil e le occupazioni

Anche altri atenei hanno iniziato a mobilitarsi a partire da questo maggio e presto lo faranno anche altri, ma si possono occupare molti spazi diversi e in modi diversi per manifestare. Dai licei alle fabbriche, dagli uffici alle piazze, è tempo di ricominciare a usare di più questa pratica sociale che è stata fondamentale e trasversale nelle lotte sociali del secolo scorso. Togliamo alle aziende fossili i loro spazi di riproduzione sociale e di continua legittimazione.

Per saperne di più consultate il sito ufficiale di End Fossil che racconta come è nata la mobilitazione, e spiega nei dettagli l’obiettivo comune: quello di distruggere l’industria dei combustibili fossili entro le scadenze della crisi climatica, occupando centinaia di scuole e università in tutto il mondo.

Ci vediamo in autunno.

Emanuele Genovese per conto di Valeria Belardelli

Condividi: