Nessuno di noi avrebbe voluto trovarsi in giro sulla Terra 66 milioni di anni fa, nell’imminenza di un evento epocale, che i geologi avrebbero poi utilizzato per marcare il passaggio tra due ere geologiche: il Mesozoico e il Cenozoico.

Innanzitutto, la disposizione dei continenti sarebbe stata diversa da quella attuale: l’India sarebbe apparsa come un’isola, più vicina all’Antartide e all’Africa piuttosto che incastonata nell’immenso continente asiatico; estese aree oggi emerse, tra cui l’Italia, sarebbero state occupate da oceani e non vi sarebbe stata traccia delle attuali prominenti catene montuose.

Inoltre, il pianeta sarebbe stato popolato dalle gigantesche creature che ancora oggi tanto affascinano adulti e bambini: i dinosauri.

Ma il regno incontrastato di questi antichi dominatori della Terra volgeva in ogni caso al termine per via di una grave minaccia proveniente dallo spazio. Circa 14 chilometri di roccia, secondo le stime degli scienziati, stavano per piombare sul pianeta cambiandone per sempre la storia geologica e biologica: un asteroide si sarebbe abbattuto sull’area corrispondente all’attuale Yucatán (Messico) e sull’antistante Mar dei Caraibi, dando origine al gigantesco cratere da impatto sepolto di Chicxulub, del diametro di 300 chilometri.

L’effetto del catastrofico impatto fu uno tsunami di proporzioni inimmaginabili che interessò tutto il pianeta e l’oscuramento della luce solare per un periodo di almeno due anni.

Attraverso simulazioni al computer, gli scienziati hanno calcolato che onde alte fino a 1,5 km solcarono il mare nella zona prossima al punto di caduta dell’asteroide, perturbando gli oceani per circa 48 ore e movimentando sedimenti fino a 6000 km di distanza dal punto di origine dell’impatto. Altri scienziati hanno simulato cosa poté verificarsi nell’atmosfera: terra e roccia lanciate in aria dopo la collisione e la fuliggine di grandiosi incendi innescati dalle porzioni incandescenti del bolide avrebbero costituito una coltre di aerosol impenetrabile ai raggi solari, inibendo la fotosintesi e determinando il crollo delle temperature e il raffreddamento degli oceani. Di contro, l’incremento delle temperature nella parte alta dell’atmosfera e l’iniezione di acqua nell’aria avrebbero distrutto lo strato di ozono, che anche allora proteggeva la vita dai letali raggi ultravioletti, mentre le catene alimentari sarebbero state stravolte portando all’estinzione numerose specie, tra cui i dinosauri.

I depositi geologici prodotti dalla ricaduta del materiale presente nell’atmosfera, ricchi di iridio, un metallo raro sulla Terra ma abbondante nelle meteoriti, coprirono l’intero globo andando a formare un caratteristico strato, rinvenibile anche in Umbria nei pressi di Gubbio.

In un’altra parte del pianeta, all’incirca nello stesso momento geologico, un altro imponente fenomeno stava per dare il colpo di grazia al già compromesso equilibrio planetario. In mezzo all’Oceano Indiano, l’India era in viaggio verso nord. Ma in questo suo lentissimo movimento, prima di collidere con la placca euroasiatica dando origine alla catena Himalayana, transitava su un cosiddetto punto caldo, dove la lacerazione della litosfera permette la risalita e l’espansione in superficie di roccia fusa (il magma) proveniente da grandi profondità e ricca in iridio, come i meteoriti. Mentre l’India vi transitava sopra, veniva interessata da enormi eruzioni vulcaniche, che riversavano in superficie milioni di metri cubi di magma, dando luogo a vastissime colate basaltiche con spessori di 2000 metri, che per la loro bassa viscosità scorrevano facilmente, espandendosi su un’area di circa 500.000 chilometri quadrati (grossomodo grande come la Spagna). Questi plateau di lava, chiamati Trappi del Deccan, si rinvengono oggi nell’India centro-occidentale. Le eruzioni del Deccan immettevano nell’atmosfera enormi quantità di zolfo, anidride carbonica e altri gas, alterando profondamente il clima e producendo una serie di effetti a catena che graveranno pesantemente sugli equilibri biologici del sistema Terra.

Ma allora, tra asteroide ed eruzioni, chi fu il reale colpevole dell’estinzione di massa che portò alla scomparsa di circa il 70% delle specie marine e continentali esistenti sulla Terra, tra cui i dinosauri? Uno studio recente sembrerebbe in parte scagionare le eruzioni vulcaniche grazie ai risultati ottenuti attraverso modelli di simulazione al computer di complessi fenomeni globali.

Utilizzando modelli di circolazione generale atmosfera-oceano in associazione con la ricostruzione degli habitat in cui i dinosauri vivevano, gli scienziati hanno portato nuovi dati a supporto dell’ipotesi che solo l’impatto con un asteroide avrebbe potuto causare un oscuramento solare tale da far precipitare il globo terrestre in un inverno planetario con una caduta delle temperature fino a 60°C e da distruggere lo spazio ecologico di abitabilità dei dinosauri.

Di contro, le simulazioni ottenute utilizzando i modelli di circolazione generale atmosfera-oceano accoppiati con gli effetti delle eruzioni del Deccan mostrerebbero risultati comprovanti un raffreddamento minore delle temperature globali. Infatti, quelle eruzioni avrebbero prodotto un concomitante effetto serra legato all’immissione nell’atmosfera di alcuni gas vulcanici (in particolare l’anidride carbonica), che avrebbe parzialmente bilanciato il decremento delle temperature per effetto dell’oscuramento solare, lasciando le aree equatoriali del pianeta con condizioni di abitabilità per i grandi rettili del Cretacico. L’asteroide sarebbe quindi il principale colpevole dell’estinzione dei dinosauri, mentre le eruzioni vulcaniche del Deccan avrebbero avuto solo un ruolo secondario.

Di certo gli scienziati continueranno a dibattere su questo tema. Tra impattisti ed eruzionisti c’è una terza via, quella dei combinatisti, che parlano appunto di catastrofe combinata. Secondo la loro teoria, le eruzioni vulcaniche del Deccan avevano già provocato un notevole cambiamento climatico, a cui molte specie viventi non sarebbero state in grado di adattarsi. Di fatto, anche i dinosauri erano entrati in crisi e si avviavano all’estinzione quando arrivò l’asteroide. L’impatto dello Yucatán avrebbe solo chiuso anticipatamente la partita, senza possibili alternative: in ogni caso, i dinosauri sarebbero scomparsi.

Chi avrebbe tratto vantaggio da questi eventi di morte e distruzione? I nuovi, futuri dominatori del pianeta, i mammiferi, dotati di una migliore termoregolazione rispetto ai precedenti esseri viventi a sangue freddo.

Il seguito di questa storia lo conosciamo.

Passeranno ancora diverse decine di milioni di anni, altri fenomeni geologici grandiosi e catastrofici interesseranno il pianeta, ma alla fine arriverà Homo Sapiens, che tra le altre cose giungerà a comprendere concetti fondamentali: il tempo profondo, straordinaria conquista scientifica e culturale, chiave di lettura di un passato inimmaginabile e contro-intuitivo, ma non per questo impossibile da cogliere per la mente umana, attraverso il quale superare l’illogicità della narrazione religiosa della storia della Terra; la straordinaria serie di contingenze che hanno portato la vita umana a svilupparsi sul pianeta, attraverso un percorso evolutivo che, senza necessità di invocare nulla di preordinato o finalistico, può continuare a svilupparsi nell’assoluta e imponderabile causalità universale e grazie alla meravigliosa possibilità creativa di autodeterminarsi per scelta; l’incredibile intelligenza naturale che si manifesta nella biodiversità, in risposta all’imprevedibilità delle perturbazioni che si innescano nella dimensione spazio-temporale, che consente alla vita nel suo complesso di adattarsi alle mutate condizioni ambientali in forme nuove e rinnovate.