Vi è mai capitato di osservare un granello di polvere danzare in un raggio di luce e chiedervi cosa lo tenga legato al resto della stanza? O di guardare il cielo notturno e sentirvi infinitamente piccoli, eppure intimamente intrecciati a quella vastità? È una vertigine sottile. La stessa vertigine che ci coglie quando la scienza ci costringe ad ammettere che il mondo non è fatto di “cose”, ma di legami. Non di isole.

Nel suo saggio  Sull’eguaglianza di tutte le cose, Lezioni americane (Adelphi, 2025), Carlo Rovelli  ci accompagna sul ciglio di questa vertigine. Il libro rripercorre due mesi di lezioni a Princeton. Impossibile non andare con la mente alle lezioni americane di Calvino. Il sottotitolo di quel libro era: sei proposte per il nuovo millennioCome Calvino cercava nella Leggerezza e nella Molteplicità le chiavi per il nuovo millennio, così Rovelli ci mostra che la fisica contemporanea ha demolito la nostra illusione più antica: quella di esistere come entità separate, isole.

Ma noi, lo abbiamo capito davvero? O siamo ancora intrappolati nel nostro sguardo parziale?

Il bambino del villaggio globale

Rovelli ricorre a un’immagine potente: quella del bambino del villaggio. Per il bambino, il villaggio è l’universo intero. Non per cattiveria, ma per limite prospettico, crede che le sue abitudini siano le leggi del cosmo.

“Pensiamo di sapere tutto di tutto. Invece siamo più sconnessi che mai”.

Oggi siamo tutti i bambini di un enorme, asfissiante Villaggio Globale. Quante volte, accarezzando lo schermo dello smartphone, vi siete sentiti al centro esatto del mondo? Crediamo che l’iperconnessione digitale equivalga alla conoscenza, ma la verità è che abbiamo barattato la relazione — quella fisica, imprevedibile, materica — con la semplice ricezione di dati. Siamo diventati esperti di simulacri, ma abbiamo perso la cognizione della realtà che ci circonda.

Vi chiedo: questa rete invisibile che ci tiene incollati ai pixel, ci sta davvero unendo o ci sta rendendo isole ancora più isolate, convinte di essere arcipelaghi?

Isole, l’identità come processo, non come sostanza

La lezione più rivoluzionaria di Rovelli è che l’identità non è un dato statico. «Noi non siamo “sostanze”, siamo processi», scrive l’autore. Nulla nell’universo possiede un’essenza autonoma: ogni elettrone, ogni cellula, ogni individuo esiste solo nel modo in cui interagisce con l’altro.

Se la natura stessa ci insegna che nulla esiste senza relazione, perché continuiamo a pensare alla nostra identità come a un fortino da difendere? L’identità non è un confine che ci separa; è la superficie di contatto. È qui che il tema dell’inclusività si trasforma: non è più omologazione o “tolleranza” del diverso, ma il riconoscimento che io sono anche l’altro. Senza l’altro, io semplicemente non sono. No isole.

Una nuova prospettiva per i giovani

Cosa succederebbe se i giovani iniziassero a guardare la realtà non attraverso un solo rassicurante modello concettuale, ma abbracciando la Molteplicità? Se capissero che la vera inclusività è basata sulla diversificazione e non sull’ottimizzazione degli algoritmi?

L’eguaglianza di cui parla Rovelli non è un appiattimento, ma una profonda comunione strutturale. Siamo tutti fatti della stessa grammatica di interazioni. Per questo, aprirsi a quante più prospettive possibili non è solo un esercizio di democrazia, è un atto di fedeltà alla natura stessa del mondo.

Siamo pronti ad alzare lo sguardo e a riscoprire che non c’è mai stato alcun centro? Siamo pronti a smettere di essere entità isolate e a tornare a essere, semplicemente e magnificamente, relazione?


Carlo Rovelli

Sull’eguaglianza di tutte le cose

Lezioni americane

Piccola Biblioteca Adelphi, 823
2025, 2ª ediz., pp. 214, 5 imm colori
isbn: 9788845940293

SINOSSI

La scienza del XX secolo ha modificato per sempre la nostra comprensione della realtà, anche se siamo ben lontani dal poter affermare che questa realtà abbia un senso (forse non accadrà mai). Eppure, è grazie alla meccanica quantistica che il pensiero può dirsi per la prima volta libero di percorrere strade veramente ignote. A coltivare quello shock permanente, fatto di «stupore e vertigine», è Carlo Rovelli che, dalle Sette brevi lezioni di fisica, con leggerezza si muove fra gli abissi speculativi della relatività quantistica, senza paura di toccarne il fondo – anche perché quel fondo, secondo lui, non esiste. «Elettroni e mente, sassi e leggi, giudizi e galassie non sono di natura essenzialmente diversa gli uni dagli altri. Sono nozioni che si illuminano a vicenda». Di questo continuo gioco di specchi è fatto il mondo, e per comprenderlo in tutta la sua complessità, per vederne la coerenza e «sentire che è la nostra casa», scrive Rovelli, bisogna fare un salto ulteriore e accogliere l’incertezza che è al cuore della conoscenza, quella che porta all’«eguaglianza di tutte le cose». Come il personaggio di un racconto del Zhuangzi – uno dei grandi libri dell’antichità – che dopo aver sognato di essere una farfalla «svolazzante e soddisfatta della sua sorte» non sa più se è stato lui a sognare la farfalla o è la farfalla a sognare lui.

Approfondimenti e Link Utili

Per approfondire il pensiero di Carlo Rovelli e i temi trattati nel libro, ecco i riferimenti principali:

Condividi: