Partirà il 7 febbraio prossimo il nuovo laboratorio teatrale dal titolo Attimi 2024, condotto da Bianca Attiani, che intende scardinare gli automatismi quotidiani di discriminazioni di genere.

Quante volte ci siamo sentite dire dietro un grand’uomo si nasconde sempre una donna con le palle… Eh no, vestita così non esci!… Te la sei andata a cercare… Sei fortunata ad avere un marito che ti aiuta in casa… Auguri e figli maschi!… Sei più carina quando sorridi… E che cavolo, stai calma, che hai il ciclo per caso?…

Ecco, sono frasi a cui siamo abituate, almeno noi della generazione X ma purtroppo anche i millennials e quelli della generazione Z, e alcune di esse sembravano addirittura dei complimenti. Ma dove sta scritto che avere le palle significa avere coraggio? Non è certo da quei testicoli pendenti che scaturisce il coraggio di affrontare le cose. Se sono coraggiosa magari ho passione, si potrebbe dire che ho fegato, ma di certo dire che ho le palle è insensato oltre che maschilista.

Ebbene a breve partirà un laboratorio teatrale che punta a stanare proprio questo tipo di frasi che pervadono la nostra società e a svelarne la natura discriminatoria.

Stiamo parlando di quegli automatismi culturali dentro i quali siamo crescite tuttə, che fanno parte del quotidiano di ciascunə, cose alle quali siamo talmente abituatə che ormai non le notiamo più.

Queste piccole quotidiane discriminazioni sono ormai diventate così sistemiche, che addirittura succede che in alcuni casi siano le stesse donne a negarle, tanto la loro vita ne è intrisa. Mi è successo proprio stamattina, quando su FB ho letto il post di una donna che stimo, che ha commentato negativamente Paola Cortellesi e Belen perché entrambe avevano espresso critiche sul patriarcato, come se questo patriarcato fosse tutta una montatura usata solo per darsi visibilità.

Questo tipo di donna è la più pericolosa, perché compie un auto-sabotaggio negando la necessità di combattere il patriarcato, ed è un po’ quello che la stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni compie quando nega la necessità di apporre l’articolo al femminile davanti al suo appellativo, perpetuando una visione del potere esclusivamente maschile (chiamatemi “il presidente”).

Ma il patriarcato non lo si cancella negandolo, al contrario bisogna portarlo alla luce, perché la negazione di esso ci costringe a permanere in questo stato di soggezione, in cui noi donne per apparire autorevoli dobbiamo fingerci altro, fingerci maschi.

Il patriarcato è ovunque intorno a noi: è patriarcato quando molti danno per scontato che il tuo successo derivi da qualche favore fatto ai superiori; è patriarcato quando parli di quel politico senza articolo e di quella politica con l’articolo; è patriarcato quando il tuo compagno fa suoi quei discorsi che hai fatto tu prima di lui; è patriarcato quando lui ti zittisce malamente, perché non vuole far vedere che ha torto; è patriarcato quando tu stessa pensi che quel lavoro non sia adatto ad una donna.

Un laboratorio teatrale
per tutte le donne

Sono abitudini sociali consolidate che spesso ci spingono a recitare copioni che non ci piacciono e che cerchiamo di farceli piacere per forza. Ma cambiare copione si può, come dimostra questo laboratorio teatrale che consiste in un gioco aperto per tutte le donne, in cui si prova a riconoscere i quotidiani automatismi di discriminazione del genere femminile nei quali ancora spesso inconsapevolmente viviamo, usando tecniche e metodi del teatro per iniziare a contrastarli. Un laboratorio che si terrà in un luogo in cui ci si possa sentire accolte, al sicuro, libere di esprimersi.

Attimi è aperto a tutte le donne dai 18 anni in su. L’idea è quella di creare uno spazio condiviso per poter tirar fuori ciò che è già dentro di noi, attraverso il gioco del teatro, e di contribuire ad attivare nelle partecipanti meccanismi di riconoscimento – primo passo verso il superamento – di quegli ostacoli anche piccoli e spesso invisibili per abitudine culturale che nel quotidiano sottolineano la discriminazione del genere femminile. Il primo passo per evitare il sessismo è imparare a riconoscerlo.

Il laboratorio è già alla sua terza edizione, e si tiene presso il Teatro Villa Pamphilj di Roma.

Sarà condotto da Bianca Attiani, attrice, diplomata all’accademia d’arti e mestieri dello spettacolo Accademia Bordeaux che ha ottenuto l’attestato di Operatore di Teatro nel Sociale S.T.A.

Gli incontri del laboratorio saranno strutturati per poter lavorare su due semplici domande: Che cosa vuol dire ascoltare con tutto il corpo? Che cos’è vedere qualcosa con tutto il corpo? La risposta è nel tentativo di far lavorare la nostra parte istintiva e sensibile agli stimoli esterni per poterci conoscere meglio. Il laboratorio diventerà uno spazio fisico e mentale, nel quale ognuna potrà rompere i propri schemi senza pregiudizi o competizioni, ma con intelligenza, creatività e attraverso l’arte teatrale collettiva.

Al termine del laboratorio verrà realizzato uno spettacolo, una performance creata dal gruppo usando gli strumenti che ognuna vorrà mettere a disposizione. 

Le parole da sostituire

C’è anche un libro, divertentissimo oltre che arguto, capace di stanare le parole discriminatorie. Si intitola Che palle ‘sti stereotipi! 25 modi di dire che ci hanno incasinato la vita, ed è scritto da una linguista, Laura Nacci, e una giornalista, Marta Pettolino Valfré, che insieme fanno un viaggio ironico e al contempo molto serio attraverso venticinque modi di dire che spesso usiamo inconsapevolmente, all’interno di una società ancora troppo maschilista, nella quale le donne troppo spesso mettono in atto comportamenti auto-sabotanti.

Sono parole di seconda mano, che utilizziamo senza compiere una vera e consapevole scelta, sono parole non nostre ma che abbiamo ereditato dal sistema in cui siamo cresciute, e nel momento in cui le pronunciamo, dicono tanto anche di noi, di chi siamo, di cosa (senza rifletterci) pensiamo e di come ci comportiamo.

Grazie all’arguzia di Nacci e Pettolino Valfrè, scopriamo come riscrivere la nostra voce interiore per disinnescare i nostri automatismi in modo che, quando staremo per esclamare a una donna: Hai proprio le palle!, ci verrà da ridere ripensando a cosa vuol dire, a quanto sia assurdo, e ci porterà a domandarci se siamo veramente noi che stiamo scegliendo questi termini, a domandarci chi è la padrona o il padrone della nostra mente e ancora se possiamo amare le parole che abbiamo detto.

Per info e iscrizioni al laboratorio Attimi: laboratorioattimi@gmail.com – +39 3299163352

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