Non capita spesso di sentire che dei libri sono finiti in un cassonetto come nel caso di Bari, dove ogni tipo di scrittura è stata ridotta ai minimi termini: dopo la morte di un erede anziano i nipoti hanno deciso di sbarazzarsi di tutto quello che c’era all’interno della libreria.

Nessun rispetto per la cultura, perché i libri sono sopratutto divulgazione di idee e storie oltre che dei contenitori inesauribili di informazioni e non potranno mai venire soppiantati da un discorso legato al web.

Le prime librerie sono sorte nell’antica Mesopotamia per poi svilupparsi a Roma, dove al suo interno, venivano custoditi dei rotoli simili ai papiri consultabili da studiosi e nobili.

Ma è nel Medioevo prima e poi nel Rinascimento che prendono la forma di quei luoghi che adesso conosciamo anche noi, dove possiamo trovare i codici e poi i manoscritti copiati a mano nei monasteri fino a arrivare all’invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg.

Già pochi decenni dopo la stampa diventa il mezzo preferito di tutti quegli autori che si vogliono garantire una larga diffusione e allo stesso tempo di un certo rilievo, facendo in modo che con la riproduzione e moltiplicazione delle copie si riesca a raggiungere un pubblico più vasto rispetto al semplice manoscritto.

Durante il Rinascimento l’Italia divenne il centro dell’editoria europea e di luoghi simili alle nostre librerie contemporanee.

Ma è spingendoci in luoghi racchiusi nel passato come Jinbōchō a Tokyo : il quartiere delle librerie e delle case editrici, dove ogni lettore vorrebbe sparire , ritrovando un angolo tranquillo e fuori dal tempo per fuggire dalla metropolitana e dai grandi palazzi moderni.

Tra la magia e le librerie che si ambienta il romanzo che vi propongo I miei giorni alla libreria Morisaki di Satoshi Yagisawa che agli inizi di aprile è balzato al primo posto nelle vendite per Feltrinelli.

Un libro utile da leggere per fare un parallelismo con la vicenda dei libri buttati in un cassonetto ai migliori offerenti e un luogo dove i libri vengono protetti, tutelati e dove i personaggi si intersecano con i luoghi così lontani dalla nostra visione di incontri.

Sono fermamente convinta che ogni quartiere dovrebbe avere una libreria (non sempre store enormi) ma anche dei luoghi sopratutto nelle periferie, dove i giovani e gli abitanti dei quartieri possano ritrovarsi.

Tutto può diventare uno spazio di aggregazione e i libri un gancio, un’ancora di salvezza come per Takako, la giovane protagonista di questo romanzo che non essendo una grande lettrice scopre che la scrittura può diventare un modo di relazionarsi.

I libri raccontano delle storie ma sono anche il vissuto di chi li ha tenuti tra le mani : sottolineati, sgualciti che superano tutte le barriere temporali per arrivare in una libreria al centro del mondo o forse solo in un piccolo angolo vissuto di storie.

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