A che punto siamo con l’inclusione nell’industria musicale? Lo abbiamo chiesto a Marco Sissa aka LA Vision, uno dei dieci autori italiani più ascoltati on line in Europa, come certificato dai report di SIAE, Italia Music Lab e Italia Music Export.

Sissa è uno dei pochi professionisti italiani dell’industria musicale con un vero e proprio profilo internazionale. Tra le sue collaborazioni, menzione d’obbligo per quelle con RovazziBenji & FedeIl PaganteRoshelle, Chiara Grispo, Marnik, Mr.Rain, VINAI, KSHMR e Timmy Trumphet e Alok: musica elettronica ma non soltanto; menzione d’obbligo in particolare per il suo progetto LA Vision, che ha debuttato nel 2020 con il brano Hollywood realizzato insieme a Gigi D’Agostino: un’autentica hit mondiale.

Marco Sissa aka LA Vision, inclusione, parità di genere

Marco Sissa aka LA Vision è un personaggio tra i più indicati, se non il più indicato, per parlare di inclusione, parità di genere e tanti argomenti di attualità nell’universo musicale e non soltanto, argomenti che abbiamo già affrontati in articoli ed interviste precedenti con SYREETA e Sama’ Abdulhadi.

Come valuti attualmente il livello di consapevolezza e sensibilità riguardo alla parità di genere nell’industria musicale?
Nel panorama italiano ed internazionale vedo molto movimento e molte attività per portare sensibilità sull’argomento. Eventi organizzati ad hoc, writing camp specifici e focus su autrici e produttrici. Sicuramente si è lavorato molto in questo senso negli ultimi anni.

Hai notato cambiamenti significativi negli ultimi anni in materia?
Come accennavo, le attività social di comunicazione, la creazione di eventi specifici e le attività generalmente atte a colmare il gender gap hanno sicuramente aiutato e giovato al sistema. Sono molto felice che ogni persona di qualunque orientamento sessuale possa avere gli strumenti per esprimersi e avere sempre più consapevolezza delle proprie capacità. Vedo con piacere donne talentuose ed intraprendenti farsi spazio nel campo della produzione, dove siamo abituati a vedere solitamente figure maschili; io per primo mi rendo disponibile per aiutare a conoscere ed usare strumenti che possano rendere la produzione dei loro brani sempre più autonoma. Penso ad esempio ad autrici e cantanti che abbiano la necessità di saper registrare ed editare le proprie canzoni e successivamente produrle. 

Quali iniziative hai intrapreso personalmente o come parte della tua produzione per promuovere la parità di genere nell’industria musicale?
Aiutare a comprendere ed utilizzare strumenti discografici – siano essi pratici e legati allo studio di registrazione o più tecnici e gestionali – è sicuramente un primo passo essenziale per avvicinare un artista alla sua indipendenza. Nel quotidiano passo molto tempo nella veste di songwriter e devo dire che in questo frangente le autrici con le quali ho il piacere di  lavorare sono altamente qualificate dal punto di vista della scrittura. Si dimostrano sempre curiose e propositive nel voler imparare e e nel dare il proprio contributo alle produzioni ed anch’io imparo sempre a mia volta. Soltanto così si cresce insieme, soltanto così si cresce davvero.

Pensi che l’industria musicale stia facendo abbastanza per promuovere diversità e inclusione?
Le iniziative e le attività esistono e sicuramente aiutano. Di sicuro c’è bisogno di passare dalla teoria alla pratica, per fare in modo che il talento emerga: personalmente credo nella gavetta, nel partire dal basso, credo nel lavoro che sia caratterizzato da apertura mentale, rispetto, condivisione, scambio reciproco e che così possa esaltare le qualità di ognuno di noi senza alcun pregiudizio.

Come gestisci la selezione degli artisti con cui lavori in modo che rifletta la diversità della comunità musicale?
Per quanto mi riguarda mi affido sempre al sesto senso ed all’empatia musicale; scelgo con chi collaborare in base alle loro capacità. Si devono cogliere le sensibilità diverse in ognuno di noi, vanno celebrate e portate al loro massimo potenziale: sarebbe molto noioso se fossimo tutti uguali. Purtroppo i pregiudizi ed i preconcetti esistono, io stesso i primi anni nei quali lavoravo a Londra venivo etichettato come un “buffo italiano” e preso poco sul serio: il lavoro di ognuno di noi deve qualificarci, sta a noi dimostrare ogni giorno quello che valiamo. Senza che si debba ricorre a quote paritarie in base a sesso, razza, religione. Basta guardare quello che sta succedendo ad Hollywood: la corsa a creare cast in base al politicamente corretto o alla cosiddetta ideologica woke in quanto tali non hanno portato miglior qualità nei film né maggiori incassi. Anzi. Sei una persona capace? Benissimo, benvenuta, il resto non conta. Io lotterò sempre perché le persone capaci siano in grado di esprimersi al massimo delle loro capacità.

Hai notato disparità nella rappresentazione o nel supporto tra artisti maschili e femminili nel processo di produzione?
Comunemente nelle sessioni a cui partecipo un produttore è spesso una figura maschile, come un autore e cantante è spesso femminile. Credo che ci sia una questione legata alla propria sensibilità. Di solito i ragazzi sono un po’ più smanettoni sui computer da sempre e le ragazze hanno una sensibilità più spiccata come espressione poetica. Il che di per sè è comunque uno Yin e Yang interessante. Ciò nonostante, chiunque voglia cimentarsi nei vari ruoli è il benvenuto e va sostenuto ed aiutato. Io so di essere competente nella produzione ma per quanto mi sforzi non riesco a raggiungere certe sensibilità nella scrittura che hanno alcune autrici; il bello sta nell’aiutarsi e sostenersi. 

Noti differenze sostanziali tra l’approccio in materia tra Italia ed il resto del mondo?
In Italia tutto arriva sempre un po’ più tardi, ma negli ultimi anni il gap si sta riducendo, grazie anche ad iniziative come quelle promosse da Spotify con Equal, che consiste nel dare a songwriter e music producer non binari un supporto alla loro carriera. Bene anche il recente Billboard Women in Music vinto anche da Annalisa.

Social e Festival di Sanremo

Quanto i social possono incidere – nel bene e nel male – in materia?
In generale i social hanno giovato a tutti, in quanto permettono di essere in contatto con persone di tutto il mondo; sono una vetrina importante soprattutto per chi sia alle prime armi e consentono di creare connessioni che altrimenti sarebbero impensabili. Io stesso ho scoperto cantanti, autrici e produttrici bravissime grazie alle reti sociali.

Festival di Sanremo: credi che la scelta gli artisti in gara sia stata abbastanza inclusiva?
Innanzitutto mi auguro che il Festival di Sanremo torni a proporre brani ed artisti di qualità, perché si sta davvero toccando il fondo. In questo caso non è una questione di inclusione, ma di saper fare questo mestiere. Io tifo per tutti i generi, per ogni forma di espressione, ma tifo soprattutto per la qualità.

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