Un contenitore metafisico al centro di una città viscerale come Roma. Uno spazio per procreare una nuova spontaneità astratta. ll TeatroBasilica nasce sulle fondamenta di una basilica interrotta, di fronte all’area in cui sorgeva la più antica basilica romana, oggi occupata da quella manierista di San Giovanni in Laterano.

La nudità del luogo è già scena viva e racconto.  Si sono uniti per la costruzione del TeatroBasilica l’attrice Daniela Giovanetti, il regista Alessandro Di Murro, il collettivo Gruppo della Creta e un team di artisti e tecnici, con la collaborazione di Antonio Calenda. Un noi, fatto da generazioni ed esperienze diverse, che mira a creare una comunità di persone prima e di pensieri e intenti poi. Incontriamo oggi  Daniela Giovanetti e Alessandro Di Murro.

Nella corrente programmazione l’attenzione al termine coordinate sembrerebbe la chiave interpretativa: in che senso (data anche la speciale bellezza dello spazio)? Quello che cerchiamo di indicare è una rotta. Il nostro teatro assomiglia ad un porto, un luogo dove prepararsi in vista di lunghi viaggi verso nuove terre. Pietroso, antico e mistico. Dove incontrarsi e  condividere scoperte. Il TeatroBasilica è uno spazio destinato alla riflessione e all’azione. Con la stagione “Coordinate” vogliamo ricominciare a viaggiare. Come da ogni porto, anche dal nostro, si parte per poi tornare.

Quali caratteristiche personali vi aiutano a gestire un comitato di direzione artistica?  Una follia assurda. Ma di cui siamo sinceramente fieri. Contro ogni logica. Invece di accentrare la direzione in un unica persona abbiamo deciso di creare uno spazio di condivisione sia per le scelte artistiche che per quelle logistiche. Questo non crea uno stato di anarchia, perché è menzogna dire che la condivisione sia ingestibile soltanto perché difficile, ma è possibilità, raddoppia e triplica la riuscita. L’obiettivo principale è quello di affermare l’identità di “team creativo” e dimostrare, attraverso l’affidabilità delle proposte produttive e la qualità degli spettacoli, che la collaborazione è la formula vincente per affrontare le sfide del futuro. 

La compagnia stabile de il Gruppo della Creta su quale idea di teatro opera? Linnovatività è parte fondante della natura del Gruppo della Creta, che cerca di rispondere alle esigenze della contemporaneità attraverso la ricerca di nuovi linguaggi e strategie di comunicazione. La stessa natura della compagnia, composta da artisti Under 35, identifica una realtà artistica che cerca di definire un percorso virtuoso come impresa culturale. Essa infatti si occupa di organizzazione, produzione, studio, ricerca, realizzazione di spettacoli e distribuzione, nonché, come compagnia residente del TeatroBasilica di Roma, di direzione artistica e logistica. La nostra idea di teatro nasce da bisogni concreti, elaborati dalla realtà sociale, politica e culturale. Realtà affrontata con prospettive innovative, con le quali si cerca un costante confronto anche in relazione all’ambiente teatrale italiano, che con le sue difficoltà produttive ostacola l’emergere dei giovani talenti.

Mi piacerebbe conoscere i criteri di selezione degli spettacoli ospiti, con particolare attenzione al ricordo di Piera Degli Esposti.
Le nostre scelte nascono da cioè che ci attrae. Spettacoli che rimettono in discussione noi, il nostro lavoro e di conseguenza riteniamo che allo spettatore possa accadere la stessa cosa. Ogni spettacolo è un rapporto che si evolve. Noi non scegliamo gli artisti ospiti ma ci scegliamo con loro. Ci sono alcuni teatri dove si riconosce dalla programmazione la loro identità. Questo non succede scorrendo il nostro programma. Per quanto ci riguarda non definiamo una logica di scelta a prescindere. Ogni spettacolo ha una potenza, una preparazione e una profondità in cui ci riconosciamo. Riconoscerci negli spettacoli che presentiamo al TeatroBasilica è una cifra a cui teniamo molto.

Piera Degli Esposti è per noi un punto di riferimento, un artista simbolo. Antonio Calenda, nostro collaboratore in questa avventura, ha iniziato con Piera la sua carriera artistica e anche Daniela ha avuto il piacere di lavorare con questa grande donna. Crediamo che Piera rappresenti, al di là delle regole, il talento primordiale come se fosse per noi teatro vivo.

Il Teatro Basilica ospita anche eventi diversi dalla rappresentazione scenica: quali volete citare e in che senso si collocano rispetto all’idea di una nuova geopolitica della partecipazione (che personalmente spero al più presto libera negli accessi)? Innanzitutto noi vorremmo che il TeatroBasilica vivesse dalla mattina alla sera, non solo con gli spettacoli ma con eventi di ogni tipo: mostre, letture, concerti, laboratori, seminari e degustazioni. Così vorremmo e così facciamo. Se fosse possibile per noi si dovrebbe poter fare colazione al TeatroBasilica. Vivere uno spazio come un luogo di incontro vero, concreto. Bisogna dare spazio al bene dell’uomo, riuscire a portare all’ennesima potenza i cinque sensi e anche quelli non conosciuti.

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