(English translation below)
Dal 25 novembre 2022 al 12 dicembre 2023, la Pinacoteca di Monaco offre il suo spazio a Max Beckmann, personalità interessante da un punto di vista artistico e storico con una mostra intitolata Departure (partenza).

Max Beckmann vive a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, testimone di crisi morali, instabilità economiche e delle due grandi guerre, e le sue riflessioni rivelano le difficili basi sulle quali si sviluppa l’identità europea. La mostra monografica si concentra sul tema del viaggio, esistenziale per l’artista, con un approccio biografico e simbolico.

La vita di Max Beckmann è definita dal suo contesto storico, dalla costruzione di eventi che domina il processo attraverso il quale crea le sue opere: la tragica realtà dalla guerra.

Ciò che rende Max Beckmann diverso è la sua capacità di discutere, attraverso le sue opere d’arte, il complesso intreccio tra transito ed esilio, il desiderio di libertà in un continente diviso e distrutto, la bellezza delle vacanze in luoghi che non appartengono più all’individuo, vittima, come la sua terra, della feroce guerra.

Grazie a più di 70 prestiti da collezioni europee e americane, private e pubbliche, viene presentato al pubblico un resoconto soggettivo di una vita in movimento, in costante transizione tra instabilità ideologiche e impotenza politica, come d’altronde lo è ogni viaggio. Conoscere, e accettare, attraverso l’arte, una storia di dubbio, è importante nel costruire ciò che Europa significa oggi, e cosa noi, europei, vogliamo che significhi nel futuro.

La vita di Beckmann è una vita in viaggio: perciò, come i suoni e gli odori sono centrali all’esperienza straniera, la mostra è accompagnata da un concerto di un’ora, concentrato su musica della sua epoca. Si esibiscono vari solisti al Staatstheater, presentando opere di Mieczyslaw Weinberg, Bohuslav Martinu, George Posford e Olivier Messiaen.

Le note di questi musicisti, nel cercare di ricreare l’atmosfera che circonda i viaggi di Max Beckmann, si soffermano a Parigi e Firenze, due città che hanno molto colpito l’artista per il loro patrimonio culturale.

L’espressionismo di Beckmann parla al pubblico in maniera storica: si collega alla sua esperienza durante l’inizio della Prima guerra mondiale, che l’artista lascia presto a causa di un esaurimento nervoso, dirigendosi ancor più verso l’espressionismo.

Le sue opere parlano della Secessione berlinese, delle ambiguità morali, delle divisioni politiche, e soprattutto dell’onnipresenza della morte, del dolore. Nel suo viaggio per la vita, Max Beckmann incontra il nazismo, ne testimonia la crescita.

Le sue opere ne raccontano il disastro, le sofferenze perpetrete dalla Prima guerra mondiale, con grande spirito critico, fino a quando, condannato dal partito nazista, la sua arte diventa illegale, considerata degenerata. Ciò accade nel 1937, l’anno in cui Max Beckmann lascia la Germania.

La sua narrazione della propria storia, e di quella che lo circonda, invita a riflettere sul come individuare manipolazione e controllo, ma anche su come combattere perché attraverso il viaggio che è la storia, si possa mantenere libertà.  

ENGLISH VERSION

Max Beckmann: Departure, in Munich

The exhibition emphasizes what makes Max Beckmann different and unique:
his ability to discuss the complex intertwining of transit and exile.

From the 25th of November 2022 to the 12th of December 2023, the Munich Pinakothek hosts Max Beckmann, an interesting figure from an artistic and historical point of view, with the exhibition Departure. Beckmann lives at the turn of the nineteenth and twentieth centuries, witnessing moral crises, economic instability and the two great wars, whose reflections reveal the difficult foundations on which the European identity develops. This monographic exhibition focuses on the theme of the journey, existential for the artist, with a biographical and symbolic approach.

Beckmann’s life is defined by his historical context, by the construction of events that dominates the process through which he creates his works: the tragic reality of war. What makes Beckmann different is his ability to discuss, through his works of art, the complex intertwining of transit and exile, the desire for freedom in a divided and destroyed continent, the beauty of vacations in places that no longer belongs to the individual, victim, like his land, of the fierce war. Thanks to more than 70 loans from European and American collections, private and public, a subjective account of a life in motion, in constant transition between ideological instability and political impotence, as every journey is, is presented to the public. Knowing, and accepting, through art, a history of doubt, is important in shaping what Europe means today, and what we, Europeans, want it to mean in the future.

Beckmann’s life is a journey: therefore, as sounds and smells are central to the foreign experience, the exhibition is accompanied by a one-hour concert, focused on the music of his time. Various soloists perform at the Staatstheater, presenting works by Mieczyslaw Weinberg, Bohuslav Martinu, George Posford and Olivier Messiaen. The notes of these musicians, in trying to recreate the atmosphere surrounding Beckmann’s travels, linger in Paris and Florence, two cities that have very impressed the artist for their cultural heritage.

The expressionism of Beckmann speaks to the public in a historical way: it is linked to his experience during the beginning on the fields of the First World War, which the artist leaves early due to a nervous breakdown, heading even more towards expressionism. His works speak of the Berlin Secession, of moral ambiguities, of political divisions, and above all of the omnipresence of death, of pain. In his journey to life, Beckmann meets Nazism and testifies to its growth. His works recount the disaster, the sufferings continued since the First World War, with a great critical spirit, until, condemned by the Nazi party, his art becomes illegal, considered degenerate. This happens in 1937, the year Beckmann leaves Germany. His narration of his own story, and of that which surrounds him, invites us to reflect on how to identify manipulation and control, but also on how to fight so that through the journey that is history, we can maintain freedom. 

Condividi: