​«La misericordia è la bestia nera, il fantasma che inquieta ogni potere. Le immagini che la mostrano e si sforzano di conservarla e perpetuarla vengono ostacolate, avversate, oscurate. Si fa di tutto per non farle nascere. Un’immagine nasce quando un essere umano ne sente la mancanza, la cerca, la aspetta, chiede aiuto alla realtà per trovarla.»​

Tano D’Amico, Napoli © 2026 Ljdia Musso

Quando è stata l’ultima volta che un’immagine vi ha fatto sentire veramente vivi? Non solo piacevolmente intrattenuti, ma profondamente, sovversivamente vivi?

Come ci ricorda Tano D’Amico nel suo libro Fotografia e destino:​

«. […] Può l’immagine mischiarsi con la vita? Non dopo, ma mentre la si fa, istante per istante? Un attimo di immagine per ogni attimo di vita. Può l’immagine aggiungere qualcosa alla vita? Può aiutarla? Può opporsi alla morte? L’immagine può amare così tanto la vita da cambiarne il destino?»​

Portando con me queste domande, che appartengono allo stesso Tano D’Amico, ho varcato le porte della Sala Assoli per incontrarlo finalmente.

L’appuntamento, intitolato “Il popolo ribelle”, è stato ideato, curato e condotto da Pino Miraglia. Al centro dell’intervista vi è stato un intenso dibattito sugli anni Settanta, analizzati attraverso la potenza visiva e le testimonianze dirette di Tano D’Amico, considerato uno dei narratori d’eccellenza del dissenso giovanile, sociale e politico di quel decennio.

Tano D’Amico e Pino Miraglia, Napoli © 2026 Ljdia Musso

Non eravamo lì per una semplice celebrazione della sua straordinaria carriera di fotoreporter, ma per un confronto urgente su temi ancora oggi urgenti: il rapporto inscindibile tra Verità e Bellezza, la fotografia come atto politico di costruzione della realtà, e la Misericordia come unico sentimento realmente sovversivo. In un’epoca che affoga nel moltiplicarsi delle immagini vuote, avevamo bisogno di confrontarci con chi, da oltre mezzo secolo, usa l’obiettivo non per rubare l’anima, ma per restituirla agli “ultimi,” i veri soggetti della sua opera.

Contrapposta all’illusione di “Fabbrica delle immagini,” la fotografia per Tano D’Amico è un “atto politico” nel senso più alto e profondo del termine: un atto di costruzione di immagini che, fondendosi con la realtà mentre accade, cambiano il percorso stesso della realtà.

L’immagine ha il destino di aggiungersi alla vita, non dopo, ma mentre si fa, istante per istante. Qui risiede il nucleo inscindibile di Verità e Bellezza.

Non la bellezza apparente ed esclusivamente estetica, ma quella fatta di verità è misericordia. Tano D’Amico ci insegna che “bellezza e perfezione senza verità sono, della bellezza e della perfezione ,la buccia senza il frutto”, non c’è bellezza senza verità.

Fotografia e Destino Mimesis edizioni 2020

In Fotografia e Destino Edito da Mimesis ci dice “diversità e solitudine” sono il destino di chi persegue un certo tipo di fotografia. Una fotografia lontana dalle logiche di potere, dalle logiche della cultura dominante, dalla logica delle fotografie “concepite per la parte peggiore di noi. Fotografie servili e tronfie che rivestono di nuova perfezione formale i nostri luoghi comuni. Che mostrano, bellissime e rifulgenti il niente nello sguardo della buona borghesia internazionale.”

Fotografia e Destino Mimesis edizioni 2020

La Misericordia Scomoda e i Veri Soggetti: Gli “Ultimi”Il motore di questo sguardo, capace di trovare la bellezza lì dove il mondo vede solo miseria, è la Misericordia. Questo termine, centrale nella poetica e nel volume Misericordia e tradimento, non è la pietà borghese calata dall’alto in basso. Misericordia significa “conoscersi miseri” e decidere di “gettare il cuore dalla parte dei miseri”. È l’unico sentimento realmente sovversivo, l’unico che l’universo cerchi davvero, perché fa crollare le gerarchie e crea un popolo nuovo. Ed è per questo che le immagini di misericordia, come Tano ha ribadito fermamente durante il nostro incontro, nascono sempre contro il potere, diventando inevitabilmente “scomode”.D’Amico è inequivocabile: «…un’immagine di misericordia non nasce mai da chi cerca la carezza di chi comanda. Chi cerca quel genere di carezze può solo rimasticare, riproporre la falsa misericordia, quella che al potere è funzionale. Elaborerà una falsa poesia con cui si sforzerà di occupare il posto di quella vera nell’anima delle persone. Tenterà di impedire l’irrompere della vera poesia e della vera misericordia.»

L’atto politico e il volto della Misericordia

L’immagine fotografica, quando si rifiuta di piegarsi all’estetica patinata, si fa inevitabilmente atto politico. Lo dimostra in modo eclatante il caso di Giorgiana Masi. La fotografia di quel giorno non fu soltanto la prova documentale che smentì le menzogne di Stato, svelando la presenza di agenti in borghese armati. Fu molto di più: restituì alla storia un volto pulito, fiero. Un’immagine che si fa portatrice di una profonda bellezza e di un’insopprimibile misericordia. Era il ritratto di chi non si accontentava del mondo così com’era, di chi opponeva la propria verità alle narrazioni del dominio.

Il crollo dell’omologazione

Oggi viviamo immersi in un presente dominato dall’omologazione visiva e dall’ottimizzazione compulsiva degli sguardi. Le immagini vengono levigate, svuotate di senso, trasformate in “foto piacione” che anestetizzano le coscienze per non disturbare lo status quo.Contro

Contro questa deriva, le parole che accompagnano gli scatti di Tano D’Amico suonano come un vero e proprio manifesto di resistenza: «La misericordia e le sue immagini nascono contro il potere.

È nei periodi di conflitto che dobbiamo cercarle». Certo, la macchina del conformismo sembra schiacciante, ma l’autore ci offre una prospettiva inaspettata: «Anche se i poteri vincono sempre, alcune splendide immagini di misericordia riescono a salvarsi, a sopravvivere».

La vera fotografia è pericolosa proprio per questo, perché la misericordia che porta con sé «distrugge l’obbedienza, suscita il tradimento».

Il compito di chi scatta e di chi guarda è quello di non rassegnarsi al vuoto estetico, di cercare ostinatamente quelle immagini salvifiche. Perché, in fondo, lo sappiamo bene: «Se le venisse permesso di agire, questo mondo, il mondo che conosciamo, crollerebbe».

E forse è proprio di questo crollo che abbiamo disperatamente bisogno.

Per approfondire

Podcast CAFFE FOTOGRAFICI su Spotify

Se vuoi scendere ancora più a fondo nelle dinamiche della sociologia visuale e scoprire come lo sguardo può farsi strumento di resistenza e costruzione della realtà, andando oltre l’omologazione contemporanea, ti aspetto sul mio Podcast.

Lì esploreremo insieme le radici dell’impulso creativo e la funzione sociale dell’immagine.

Bibliografia essenziale di Tano D’Amico:

Fotografia e destino, Mimesis Edizioni, 2020.

Misericordia e tradimento. Fotografia, bellezza, verità, Mimesis Edizioni, 2021.

I nostri anni. Ediz. a colori di Tano D’Amico, Milieu, 2025 

In arrivo: Nuova opera in pubblicazione (annunciata durante l’incontro a Sala Assoli).

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